Al Border Security Expo di Phoenix, in Arizona, la sicurezza dei confini non è stata presentata come una semplice funzione dello Stato, ma come un settore industriale completo. Lo ha raccontato The Verge in un lungo reportage, dopo aver partecipato a una fiera in cui agenzie federali, contractor, ex funzionari e aziende tecnologiche si incontrano per vendere e acquistare strumenti destinati al controllo dell’immigrazione irregolare.
L’immagine iniziale del racconto è quasi cinematografica: spari e urla che riecheggiano dentro il centro congressi. Non si tratta però di un’emergenza reale ma di una dimostrazione commerciale. Il prodotto è il V-300 S-Screen Simulator di VirTra, un sistema immersivo usato per addestrare gli agenti a scenari ad alta tensione: rapimenti, sparatorie, rivolte urbane, interventi domestici, controllo delle folle. La paura diventa così parte dell’offerta, un elemento del catalogo.
VirTra era soltanto uno dei 193 fornitori presenti alla fiera. Intorno, The Verge ha descritto un ecosistema fatto di telecamere, torri di osservazione, droni, sistemi anti-drone, pick-up rialzati, barriere galleggianti, strumenti antisommossa, software di analisi e piattaforme per incrociare dati.
Il Border Security Expo mostra in modo molto concreto come la frontiera americana sia diventata una piattaforma tecnologica, sostenuta da appalti pubblici e alimentata da una domanda politica costante: controllare, identificare, seguire, prevedere.
Il business dentro il Paese
Il punto è che, secondo gli stessi funzionari intervenuti alla fiera, il confine sud-occidentale degli Stati Uniti sarebbe oggi più controllato che mai. The Verge cita il commissario della Customs and Border Protection, Rodney Scott, secondo cui gli Stati Uniti “possiedono” ormai il confine. I numeri riportati nell’articolo vanno nella stessa direzione: a marzo gli arresti al confine sud-occidentale sono stati 8.268, contro i 137.473 di due anni prima.
Questo calo non viene però attribuito alla tecnologia, ma alle scelte politiche sull’asilo. Sotto l’amministrazione Biden, molte persone che attraversavano il confine si consegnavano subito alle autorità per presentare domanda di asilo, una procedura possibile solo una volta entrati sul suolo statunitense. Con il ritorno di Trump, questa possibilità è stata di fatto eliminata al confine, di conseguenza gli attraversamenti sarebbero crollati.
Per l’industria della sicurezza, però, il successo del controllo fisico del confine non ha ridotto il mercato. Lo ha trasformato. Se meno persone attraversano la frontiera, il nuovo obiettivo diventa trovare chi è già dentro il Paese.
Rodney Scott ha spiegato che le informazioni raccolte dopo un arresto al confine possono essere trasmesse in pochi minuti all’ICE, l’agenzia federale già più volte al centro delle nostre analisi per l’uso di tecnologie di sorveglianza nelle operazioni interne. Da lì possono partire arresti lontano dalla frontiera, nelle case, nelle città, nelle reti familiari e sociali dei migranti.
È qui che la formula “il confine è ovunque” smette di essere uno slogan e diventa una descrizione tecnica. Il confine non coincide più solo con la linea geografica tra Stati Uniti e Messico. Diventa una rete di strumenti che collega sensori, banche dati, social network, software di localizzazione, polizie locali e agenzie federali. La frontiera si sposta dove ci sono dati da raccogliere e persone da rintracciare.
La sorveglianza che non si vede
La parte più interessante del reportage non riguarda gli oggetti più visibili. Droni, torri, barriere e veicoli militari sono la rappresentazione scenica della fiera, ma la tecnologia più potente è quella che non occupa spazio nello stand. The Verge si sofferma in particolare su Babel Street, azienda specializzata in strumenti di analisi dei dati e informazioni online. Il cui prodotto di punta è Babel X, una piattaforma software che consente di cercare, incrociare e analizzare informazioni raccolte da social media, siti web, deep web e dark web.
Secondo un documento interno della CBP ottenuto dall’Electronic Privacy Information Center e citato da The Verge, Babel X può gestire richieste su oltre 52 piattaforme social, milioni di URL e dati provenienti anche dal deep e dark web. Può effettuare ricerche in più di 200 lingue e permette agli utenti di inserire termini in inglese ottenendo risultati in altre lingue. Soprattutto, consente di analizzare i collegamenti sociali tra persone.
Questo significa che un numero di telefono, un profilo Instagram o un altro identificativo possono diventare il punto di partenza per ricostruire una rete di amici, familiari e contatti. La sorveglianza non serve più soltanto a vedere qualcuno che attraversa il deserto. Serve a ricostruire relazioni, spostamenti, comunità. Secondo il Brennan Center for Justice, la CBP assegna contratti a Babel Street dal 2015 e ha usato i suoi strumenti per sviluppare l’Analytical Framework for Intelligence, un database pensato per analizzare “relazioni non ovvie” tra individui.
Nel 2022, l’American Civil Liberties Union (ACLU), una delle principali organizzazioni statunitensi per la difesa dei diritti civili, ha denunciato che il Department of Homeland Security ha acquistato dati di localizzazione da Babel Street e da altri broker privati, aggirando così il normale percorso del mandato giudiziario.
Il meccanismo, secondo ACLU, vede alcuni sviluppatori integrare nelle proprie applicazioni componenti software collegati ai broker, che possono raccogliere dati di localizzazione dagli smartphone e trasmetterli ai loro server. Non è detto che l’integrazione avvenga all’insaputa dello sviluppatore.
Il problema è la trasparenza verso l’utente, che spesso concede la posizione a un’app senza avere una percezione chiara del percorso successivo di quei dati, poi rivenduti anche a clienti pubblici.
Più recentemente, Amnesty International ha avvertito che tecnologie di questo tipo sarebbero state probabilmente usate per colpire manifestanti studenteschi filo-palestinesi. Secondo i dati federali sulla spesa pubblica citati da The Verge, dal 2015 il DHS ha assegnato a Babel Street contratti per oltre 21 milioni di dollari.
Border Security Expo: droni, simulatori e controllo delle folle
La fiera descritta da The Verge non è solo una vetrina per il controllo dell’immigrazione. È un catalogo della sicurezza permanente. Ci sono le torri di osservazione di Anduril e dei suoi concorrenti, i sistemi anti-drone, le telecamere termiche, le barriere galleggianti come quelle installate nel Rio Grande, i dispositivi antisommossa ed equipaggiamenti per i cavalli impiegati nel controllo delle folle. Ogni oggetto racconta la stessa trasformazione: tecnologie nate o vendute per il confine possono essere impiegate anche altrove.
Il simulatore di VirTra rende questa trasformazione particolarmente evidente. The Verge racconta scenari di protesta, folla ostile, agenti in equipaggiamento tattico, incendi sullo sfondo. Sono ambienti artificiali ma richiamano immagini reali viste negli Stati Uniti negli ultimi anni, dalle manifestazioni urbane agli scontri con le forze dell’ordine.
VirTra ha spiegato di aver realizzato 38 scenari solo nell’ultimo anno. Alcuni sono dedicati al controllo delle folle, altri alla de-escalation, altri ancora personalizzati per la CBP. Dal 2014, il DHS ha assegnato a VirTra contratti per oltre 34 milioni di dollari.
Il finale del reportage è quasi una sintesi visiva dell’intero settore. Allo stand di StrongWatch, una telecamera montata su un pick-up riprendeva in tempo reale i partecipanti alla fiera. Con un controller da videogame era possibile muoverla, passare da una modalità termica all’altra, zoomare su mani, volti, teste, dettagli corporei.
Il caso americano è estremo ma mostra con chiarezza una dinamica che riguarda tutte le democrazie tecnologiche, incluse quelle europee: quando una tecnologia viene comprata per presidiare un confine, non resta necessariamente al confine. Può seguire i dati, le persone, le reti sociali, le proteste, le città.
Il problema, a quel punto, è il solito: non tanto quanto sia efficace quanto chi la controlla, con quali limiti, su quali basi legali e con quale facilità può essere riutilizzata per scopi diversi da quelli con cui è stata venduta.
Fonte: The Verge


