Dal silicio all’atomo: così Big Tech userà gli SMR per saziare la fame energetica dell’IA

da | 27 Mag 2025 | Tecnologia

Tempo di lettura: 4 minuti

L’intelligenza artificiale ha innescato un’impennata senza precedenti nella domanda di elettricità, un cambiamento radicale dopo anni di stasi nella crescita.

Questa nuova, vorace sete di energia ha spinto i giganti della tecnologia a cercare con urgenza nuove capacità di generazione per i loro sempre più energivori data center. E per molti, la risposta è arrivata dal passato, o meglio, da una sua evoluzione: la fissione nucleare.

Questa fonte di energia sta vivendo una notevole rinascita negli ultimi anni, dopo decenni di chiusure di impianti. La fissione, la tecnologia alla base di tutte le attuali centrali nucleari, si distingue dalla fusione, che rimane un approccio ancora sperimentale per ottenere energia dagli atomi e che deve ancora produrre più elettricità di quanta ne consumi.

Per le aziende tecnologiche, l’attrattiva della fissione risiede in una fonte di energia stabile e prevedibile, che opera 24 ore su 24, 7 giorni su 7, garantendo ai loro data center la capacità di gestire carichi di elaborazione costantemente.

Ma l’interesse della tech va oltre la semplice stabilità. Gran parte del richiamo è nei nuovi design di reattori che promettono di superare le carenze delle centrali nucleari esistenti.

Mentre le vecchie centrali erano costruite attorno a reattori massicci, capaci di generare oltre un gigawatt di elettricità, i nuovi progetti di reattori modulari di piccole dimensioni (SMR) prevedono il dispiegamento di più moduli affiancati per soddisfare una vasta gamma di esigenze.

Gli SMR si basano sulla produzione di massa per ridurre i costi, una strategia che risuona con la mentalità efficiente del settore tecnologico. Nonostante nessuno SMR sia ancora stato costruito negli Stati Uniti, questo non ha impedito a colossi come Amazon, Google, Meta e Microsoft di sedersi al tavolo.

Queste aziende hanno firmato accordi per acquistare energia da startup nucleari, hanno investito direttamente in esse, o, in alcuni casi, hanno fatto entrambe le cose.

Diamo allora uno sguardo più approfondito alle startup della fissione nucleare che hanno catturato l’attenzione e il supporto della big tech.

Kairos power: la scelta di Google per il futuro

Kairos Power ha ricevuto un chiaro voto di fiducia da Google, con il gigante di Mountain View che ha promesso di acquistare circa 500 megawatt di elettricità entro il 2035, prevedendo il primo reattore operativo entro il 2030.

I reattori modulari di piccole dimensioni dell’azienda utilizzano sali di fluoruro fuso per il raffreddamento e il trasporto del calore a una turbina a vapore. L’elevato punto di ebollizione di questi sali significa che il refrigerante non richiede alta pressione, un aspetto che migliora la sicurezza operativa.

L’azienda ha ricevuto significativi supporti, che le hanno permesso di avviare la costruzione di unità di test in Tennessee.

Oklo: l’impronta di Sam Altman nel nucleare

Oklo è un’altra azienda di SMR che mira al settore dei data center, un fatto non sorprendente dato il coinvolgimento del CEO di OpenAI, Sam Altman.

Il reattore di Oklo, raffreddato da metallo liquido, si basa su un progetto del Dipartimento dell’energia degli Stati Uniti, mirato a ridurre la quantità di scorie nucleari.

Sebbene il percorso di Oklo non sia stato privo di sfide, l’azienda ha comunque siglato un accordo per fornire 12 gigawatt all’operatore di data center Switch entro il 2044, dimostrando la fiducia del mercato nel suo potenziale.

Saltfoss: le centrali nucleari galleggianti

Come Kairos, Saltfoss (precedentemente nota come Seaborg) si propone di costruire SMR raffreddati da sale fuso. La sua visione, tuttavia, è unica: posizionare da due a otto di questi reattori su una nave per creare quella che definisce una Power Barge.

Questa soluzione mobile e scalabile ha attratto diversi investitori di spicco. Saltfoss ad esempio ha un accordo con Samsung Heavy Industries per la costruzione delle navi e dei reattori, indicando un ambizioso progetto di produzione e dispiegamento.

TerraPower: la visione di bill gates per un nucleare flessibile

Fondata da Bill Gates, TerraPower sta sviluppando un reattore di dimensioni maggiori, chiamato Natrium. Il suo design innovativo utilizza sodio liquido per il raffreddamento e integra un sistema di stoccaggio dell’energia a sale fuso.

Sebbene il Natrium generi 345 megawatt di elettricità, un valore più grande della maggior parte degli SMR, la sua vera innovazione risiede nel sistema di accumulo di calore a sale fuso.

Poiché i reattori nucleari funzionano al meglio in uno stato costante, il Natrium può continuare la fissione anche quando la domanda di energia è bassa, immagazzinando l’energia in eccesso come calore, che può poi essere convertita in elettricità quando necessario. Ciò offre una flessibilità operativa essenziale per un mercato energetico in evoluzione.

X-Energy: l’investimento di Amazon per una nuova era energetica

X-Energy ha ottenuto un significativo finanziamento guidato dal Climate Pledge Fund di Amazon. Contestualmente, la startup SMR ha annunciato due accordi di sviluppo per l’implementazione di 300 megawatt di nuova capacità di generazione nucleare.

I reattori ad alta temperatura raffreddati a gas di X-Energy rompono con le tendenze recenti in Europa e negli Stati Uniti, dove questo design era stato accantonato. Il reattore Xe-100 dell’azienda è progettato per generare 80 megawatt di elettricità, utilizzando gas elio per trasferire il calore e alimentare una turbina a vapore.

In conclusione, l’impegno della big tech nella fissione nucleare segna un punto evidente di svolta. Non si tratta solo di assicurarsi energia per le loro operazioni, ma di un riconoscimento strategico del ruolo che il nucleare di nuova generazione potrebbe giocare nel sostenere la crescita esponenziale dell’intelligenza artificiale e nel ridefinire il futuro energetico.

Resta da vedere quali di queste innovazioni prenderanno piede e come plasmeranno il panorama energetico globale.

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