Jair Bolsonaro non poteva essere sul palco, né parlare pubblicamente ai suoi sostenitori. Al suo posto, però, è comparsa una versione digitale dell’ex presidente brasiliano, generata attraverso l’intelligenza artificiale.
L’avatar è intervenuto sabato durante il lancio della campagna presidenziale del figlio Flávio Bolsonaro, presentato come il successore scelto dal padre.
“Nessuna prigione potrà mettere a tacere il sentimento di speranza che abbiamo risvegliato”, ha dichiarato il doppio digitale, dopo aver chiarito al pubblico di essere stato creato con l’IA. “È per questo che vi chiedo di accogliere a braccia aperte la persona che ho scelto per sostituirmi”, ha aggiunto.
Bolsonaro torna sul palco (senza essere presente)
Dopo la condanna per aver tentato di sovvertire il risultato delle elezioni del 2022, poi vinte da Luiz Inácio Lula da Silva, l’ex presidente si trova agli arresti domiciliari.
Bolsonaro è poi sottoposto a restrizioni che gli impediscono di comunicare pubblicamente e non può inoltre candidarsi alle elezioni presidenziali di ottobre.
La sua popolarità resta però elevata tra gli elettori conservatori, e il figlio Flávio punta proprio su quel capitale politico per sfidare Lula, che cerca un quarto mandato non consecutivo.
La campagna vuole capitalizzare sulla popolarità di Jair Bolsonaro, ma non può farlo parlare direttamente agli elettori a causa delle restrizioni imposte dai giudici. L’avatar generato dall’IA offre una possibile soluzione, consentendo all’ex presidente di apparire, parlare e indicare il proprio erede politico senza essere fisicamente presente.
Non è il solito deepfake
Il caso è diverso dai deepfake utilizzati per ingannare gli elettori o attribuire a un candidato dichiarazioni mai pronunciate.
Il video di Bolsonaro non cerca di nascondere la propria natura artificiale. L’avatar ha dichiarato esplicitamente di essere stato creato con l’intelligenza artificiale e nessuno tra il pubblico ha creduto che Bolsonaro stesse intervenendo realmente.
Il problema, però, non riguarda soltanto l’autenticità delle immagini. La questione è se un doppio digitale possa svolgere la stessa funzione politica della persona reale, aggirando di fatto le restrizioni imposte dai giudici.
L’IA non sarebbe quindi utilizzata per falsificare la realtà ma per sostituire un leader al quale è stato vietato di comunicare direttamente con gli elettori.
Il caso arriva davanti al tribunale elettorale
Una coalizione di partiti di centrosinistra e di sinistra ha presentato un ricorso al Tribunale superiore elettorale brasiliano, sostenendo che il video violi le regole sull’impiego di contenuti sintetici durante le campagne.
Secondo i ricorrenti, la normativa vieta i contenuti generati artificialmente capaci di riprodurre persone reali e influenzare le intenzioni di voto, a causa del loro potenziale persuasivo e manipolatorio.
I legali di Flávio Bolsonaro sostengono invece che il video sia lecito, perché l’uso dell’intelligenza artificiale è stato indicato chiaramente. A loro giudizio, inoltre, il contenuto non può essere considerato un deepfake, perché non mescola immagini reali e artificiali e non cerca di ingannare il pubblico.
Il presidente del tribunale, Kassio Nunes Marques, ha per il momento evitato di condannare l’iniziativa. “Utilizzare l’IA per fare campagna elettorale è consentito. Quello che è vietato è usarla per danneggiare qualcuno”, ha dichiarato al quotidiano O Estado de S. Paulo.
Nunes Marques, però, era stato nominato alla Corte suprema proprio da Jair Bolsonaro. Il dettaglio è rilevante perché la sua interpretazione appare più permissiva rispetto al testo delle regole elettorali, che non vietano soltanto i contenuti sintetici utilizzati per danneggiare un candidato, ma anche quelli impiegati per favorirlo.
Il giudice ha comunque precisato di non poter commentare direttamente il caso prima che venga esaminato dal tribunale.
Dichiarare l’uso potrebbe non bastare
La difesa di Flávio Bolsonaro punta soprattutto sulla trasparenza: il pubblico sapeva che il personaggio sullo schermo era artificiale e non sarebbe quindi stato vittima di alcun inganno.
Ma dichiarare l’uso dell’intelligenza artificiale non rende automaticamente lecito un contenuto. L’etichetta può risolvere il problema della falsificazione ma non necessariamente quello dell’influenza politica esercitata attraverso l’immagine e la voce di una persona reale.
Il tribunale dovrà stabilire se l’avatar rappresenti una semplice forma di propaganda digitale oppure un modo per aggirare le restrizioni personali imposte a Bolsonaro.
La distinzione potrebbe diventare decisiva non soltanto per le elezioni brasiliane. Finora le regole sui deepfake si sono concentrate soprattutto sui contenuti falsi o fuorvianti. Il caso Bolsonaro introduce invece una questione diversa: cosa accade quando un avatar non mente sulla propria natura, ma permette comunque a un politico escluso dal dibattito pubblico di continuare a parteciparvi?
Fonte: Reuters


