L’attacco hacker contro Jaguar Land Rover costa 2,2 miliardi agli UK

by | 23 Ott 2025 | Tecnologia

Tempo di lettura: 2 minuti

Quando ad agosto Jaguar Land Rover si è fermata, il Regno Unito ha scoperto quanto possa essere fragile la sua industria automobilistica nell’era digitale.

L’attacco hacker subito dal gruppo controllato dall’indiana Tata Motors ha avuto un impatto devastante: secondo il Cyber Monitoring Centre (CMC), l’evento ha causato un danno economico stimato in 1,9 miliardi di sterline, pari a circa 2,2 miliardi di euro, colpendo oltre cinquemila organizzazioni tra fornitori e aziende collegate.

Il rapporto, firmato da un organismo indipendente che riunisce esperti del settore, tra cui l’ex direttore del National Cyber Security Centre britannico, parla del “più grave evento informatico mai registrato nel Regno Unito”.

La scala di classificazione usata dal CMC colloca l’attacco a livello 3 su 5, una soglia che definisce gli episodi con impatto sistemico, in grado cioè di compromettere intere filiere industriali. Ma neppure il peggio che possa verificarsi.

Jaguar: sei settimane di paralisi

Per quasi sei settimane, la produzione dei tre stabilimenti britannici di JLR si è fermata del tutto.

Un silenzio assordante in catena di montaggio per un gruppo che, in tempi normali, sforna circa mille veicoli al giorno. Gli analisti hanno stimato perdite nell’ordine di quasi 60 milioni di euro a settimana, mentre la catena dei fornitori ha iniziato a subire effetti a cascata, con consegne bloccate e dipendenti in cassa integrazione temporanea.

Il CMC spiega che “la maggior parte dell’impatto finanziario è dovuta alla perdita di produzione di JLR e dei suoi fornitori”, ma le ripercussioni sono arrivate anche “a valle”, coinvolgendo concessionarie e società di logistica.

Il risultato è stato un effetto domino che ha messo a nudo la vulnerabilità digitale dell’intera industria automobilistica britannica.

Il governo corre ai ripari

Di fronte a un’emergenza che rischiava di travolgere l’indotto, il governo britannico è intervenuto a fine settembre con una garanzia di prestito da 1,8 miliardi di euro per sostenere JLR e le aziende della sua catena di fornitura. Una misura straordinaria, pensata per evitare che il blocco delle fabbriche generi una crisi industriale diffusa.

Secondo il CMC, l’attacco è stato un campanello d’allarme per tutto il Paese: “Questo incidente appare come il più economicamente dannoso mai registrato nel Regno Unito”. E il timore, sottolineano gli esperti, è che gli effetti possano protrarsi ancora a lungo, soprattutto se la produzione non tornerà rapidamente ai livelli pre-attacco.

Il segnale d’allarme per l’industria europea

L’attacco a Jaguar Land Rover non è un caso isolato. Nel solo 2025, altri colossi britannici come Marks & Spencer hanno subito violazioni su larga scala, con danni stimati in centinaia di milioni di euro.

Ma il caso JLR segna un punto di svolta: per la prima volta, un attacco informatico ha colpito il cuore della manifattura, mostrando quanto siano interconnessi i rischi informatici e quelli economici.

Per un’Europa che punta sulla digitalizzazione delle proprie industrie, il messaggio è chiaro: la sicurezza informatica non è più un aspetto tecnico, ma una questione di sovranità economica e industriale. E il Regno Unito, pur fuori dall’Unione, si trova ora a fare i conti con le stesse fragilità che minacciano l’intero continente.

Fonte: Reuters

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