Qualunque automobilista lo sa bene: la sua auto è sempre obsoleta, da aggiornare. Esce sempre l’ultimo modello, più performante, che consuma meno, con più elettronica che significa sempre più sicurezza.
Non parliamo poi delle strategia statali e comunali per convincerci (obbligarci?) a passare alle auto elettriche, basate su incentivi da una parte e balzelli dall’altra. Anche se poi, a ben vedere, non paiono essere più esattamente il futuro…
Ebbene, se nel garage o in strada avete ancora una macchina “analogica”, termine che usiamo in contrapposizione a quelle moderne che sembrano sempre più degli smartphone su quattro ruote, l’articolo che andiamo a proporvi, basato su un’inchiesta del New York Times, vi farà passare la voglia di effettuare un upgrade.
Perché racconta che l’industria assicurativa, sempre alla ricerca di nuove informazioni su come guidiamo, ha trovato alleati preziosi nei produttori di automobili e nelle app per smartphone.
Tutti sappiamo di avere un punteggio creditizio che indica la nostra solvibilità. Da noi c’è la CRIF (Centrale Rischi di Intermediazione Finanziaria), un’azienda italiana che opera nel settore dei servizi informativi e di gestione del rischio di credito.
CRIF gestisce il Sistema di Informazioni Creditizie (SIC), comunemente conosciuto come EURISC, che raccoglie e condivide informazioni su prestiti, mutui, carte di credito e altre forme di finanziamento concesse a privati e aziende. Il suo database contiene informazioni sui pagamenti puntuali e sui ritardi, sui nuovi finanziamenti richiesti e concessi, sui saldi residui e su altre caratteristiche dei rapporti di credito.
Le informazioni contenute nel SIC di CRIF sono utilizzate dalle banche e dagli istituti finanziari per valutare la nostra affidabilità creditizia e decidere se riceveremo o meno un finanziamento.
Ecco, non tutti sanno che esiste un sistema equivalente relativo alla guida. Forse da noi non c’è ancora, senz’altro (ed è la tesi del quotidiano newyorkese) c’è negli Stati Uniti.
Questo punteggio riflette la sicurezza delle abitudini dei guidatori al volante, come frenate brusche, eccesso di velocità, uso del telefono e guida notturna. A differenza del punteggio relativo al credito, quello di guida è meno accessibile ai consumatori, ma è facilmente ottenibile dalle compagnie assicurative e può influenzare le tariffe applicate.
Ma come fanno le assicurazioni ad avere queste informazioni? Sono anni che provano a farci installare in macchina rilevatori di varia natura per monitorare la nostra guida e determinare le tariffe più accurate, senza un gran successo.
Tuttavia, la riluttanza di noi consumatori a condividere i nostri dati ha spinto le compagnie a farsi più creative. E a ottenere informazioni direttamente dai produttori di auto o dalle app installate sui telefoni dei conducenti, spesso senza che questi ne siano consapevoli.
Un caso emblematico riguarda General Motors, che dopo essere stata scoperta a condividere dati di guida con LexisNexis, ha subito diverse cause legali, interrompendo il contratto. Nonostante ciò, la raccolta dati continua da parte di altre case automobilistiche e app.
Negli Stati Uniti le app per smartphone come Life360, MyRadar e GasBuddy raccolgono dati di guida attraverso funzioni basate su sensori e movimenti del telefono. Queste funzioni, gestite dall’azienda di analisi Arity (fondata da Allstate), offrono servizi come notifiche in caso di incidente o percorsi più efficienti in termini di carburante.
La tesi del New York Times è che utilizzino anche i dati per valutare il rischio di guida ai fini assicurativi. Spesso, il consenso per il loro utilizzo è ottenuto tramite formule poco chiare e poco visibili.
Ad esempio, su GasBuddy, la funzione per valutare l’efficienza del carburante dei viaggi è gestita da Arity, che raccoglie i dati di guida per determinare il rischio assicurativo. Questo processo è spiegato solo in piccole note situate a piè di pagina, che molti utenti non leggono attentamente.
I consumatori in media non sono consapevoli di essere monitorati in questo modo. Il che fa capire quanto la trasparenza in questo caso sia un problema davvero cruciale. Le compagnie di assicurazione devono ottenere il consenso per accedere ai dati di guida raccolti dalle app, ma spesso le formule utilizzate per ottenere questo consenso sono vaghe e poco esplicite.
Le autorità stanno però iniziando a reagire. In Connecticut, il regolatore delle assicurazioni ha avvertito che le nuove auto possono tracciare la guida e influenzare le tariffe assicurative. George Bradner del Dipartimento delle Assicurazioni del Connecticut ha dichiarato che le compagnie devono essere trasparenti e i consumatori devono essere più attenti alla protezione della loro privacy.
Mentre la telematica ha il potenziale per rendere le tariffe assicurative più giuste, è essenziale che i consumatori siano pienamente consapevoli di come e perché i loro dati vengono raccolti e utilizzati. Solo così si potrà essere certi che vengano utilizzati in modo equo e trasparente.
E per quanto riguarda l’Italia? Non lo sappiamo, ci vorrebbe un’inchiesta analoga a quella del NY Times. Nel dubbio, però, la tentazione di non cambiare la macchina oggi è più forte che mai.


