Negli USA il preordine di Apple Vision Pro si è aperto il 19 gennaio e inizierà a essere consegnato da oggi. Motivo per cui abbiamo ritenuto utile fornire una panoramica su ciò che finora è piaciuto (o non è piaciuto) della nuova proposta di Apple. Solo alcuni giornalisti selezionati da Apple hanno potuto provare il dispositivo e le opinioni non sono univoche. Vediamole assieme.
Il Buono
Apple Vision Pro dispone di un display (percepito come singolo ma in realtà formato da due display micro-OLED) che è stato definito dal caporedattore di The Verge, Nilay Patel, come “il display VR a più alta definizione mai provato fino ad ora”. Allo stesso tempo, fornisce anche la migliore esperienza di passthrough video in circolazione, senza latenza e con un’immagine molto chiara e definita.
Col termine passthrough, lo ricordiamo, s’intende la capacità di un visore di mostrare il mondo esterno mentre s’indossa il casco, essenziale per permettere agli utenti di interagire sia con la parte virtuale che con quella reale dell’ambiente che li circonda. In questo modo, per esempio, si possono tenere aperti dei documenti nello spazio virtuale e, allo stesso tempo, controllare al volo all’arrivo un messaggio in arrivo su Whatsapp (cosa fino ad ora impossibile su altri headset di mixed reality, a causa della risoluzione inferiore).
Un’altra novità, a quanto pare ben realizzata, è il tracciamento degli occhi utilizzato per selezionare i punti d’interazione all’interno di Vision Pro. Si tratta di una tecnologia che, accoppiata al tracciamento delle mani, è stata definita come “magica” e “surreale” dal noto youtuber Marques Brownlee, che ha affermato che non si aspettava un risultato così impressionante, in particolare in un prodotto non ancora rilasciato sul mercato.
Apple ha cercato di superare tutti i principali problemi legati all’hardware di un headset VR finora noti, investendo più di chiunque altro dal punto di vista sia dell’ingegnerizzazione, sia che dei materiali. Il risultato è un prodotto dal look & feel sicuramente premium e comodo da indossare. Ma ha dovuto scendere a più di un compromesso.
Il Brutto
Il più grande compromesso è sicuramente la presenza di una batteria esterna al Vision Pro, collegata al dispositivo con un cavo, fortunatamente abbastanza lungo per posizionarla in tasca. Apple ha quasi cercato di nasconderla nei video e nelle foto ufficiali, conscia che il power-pack esterno riduce in parte l’appeal di un visore di questo livello. Il risvolto positivo di questa scelta è che in questo modo si sposta in basso un elemento pesante come la batteria, che solitamente grava sulla nostra testa.

Aver dislocato la batteria del visore dalla nuca alle nostre tasche è stata una scelta antiestetica ma capace di alleggerire il carico sulle nostre cervicali.
C’è però chi sottolinea che il Quest 3 di Oculus, posizionando il power pack sulla nuca, risulta più bilanciato. Il Vision Pro, invece, in assenza di un contrappeso finisce per gravare un po’ troppo sul naso. Mark Spoonauer, caporedattore di Tom’s Guide, dichiara infine che Vision Pro al momento manca dell’esperienza o dell’applicazione veramente d’impatto per giustificare il prezzo di listino astronomico. Insomma, è tuttora assente la killer-app.
Il Cattivo
A quest’ultimo punto s’aggiunge l’assenza di alcune tra le app più utilizzabili su un dispositivo che è votato anche all’intrattenimento. Netflix, YouTube e Spotify hanno già dichiarato che mancherà la loro applicazione al lancio. E se è vero che si tratta di servizi ai quali si può accedere tramite il browser, è altrettanto vero che in questo modo si vanno a perdere alcune delle feature esclusive delle app. Ciò pone non pochi interrogativi sulla ricezione del Vision Pro da parte degli sviluppatori, un aspetto fondamentale per lo sviluppo di una piattaforma tanto innovativa quanto ambiziosa.
Lo Spatial Computing (Apple si rifiuta di definire il suo un visore di realtà virtuale o di mixed reality, ndSS) è sì un concetto intrigante ma non potrà diffondersi e affermarsi se non verranno sviluppate app per spingere gli utenti ad adottare un nuovo modo di interagire con i loro documenti, contenuti multimediali e videogiochi.
TechCrunch.com riporta che le app native per Apple Vision Pro al lancio saranno circa 600, un numero in aumento ma comunque esiguo se paragonato alle 1.8 milioni di applicazioni disponibili su IPhone e iPad tramite App Store. L’unica nota positiva è la compatibilità con circa 1 milione delle app già esistenti, a patto che gli sviluppatori non escludano per scelta la possibilità di farle girare anche sul visore di Apple.
L’ultima nota dolente è il prezzo: 3499 dollari sono una cifra davvero impegnativa anche per gli utenti Apple, già abituati a pagare un extra su prodotti come iPhone, Mac e Watch, pur di rimanere nell’ecosistema della casa di Cupertino.

Lo schermo del Vision Pro non è trasparente ma, grazie al passthrough, è come se lo fosse. Per migliorare la socialità di chi lo indossa, Apple da deciso di ricreare lo sguardo grazie alle microcamere interne che scrutano analizzano il viso. Se il risultato sia positivo o negativo, è tuttora oggetto di discussione.
In Conclusione
Apple Vision Pro si presenta come un prodotto dalle qualità tecniche e di design decisamente innovative, con il potenziale di aprire il settore dello Spatial Computing a un pubblico ampio. Nonostante il prezzo, che in un secondo tempo dovrà fisiologicamente scendere per garantire una vera diffusione di massa, le prime stime prevedono circa 180.000 unità vendute al lancio, sottolineando una buona ricezione da parte degli utenti della prima ora.
Come per ogni nuova piattaforma, quello che ne determinerà il successo sarà il parco software e il supporto degli sviluppatori. Se il Vision Pro riuscirà a cambiare, anche nel tempo, le nostre abitudini di fruizione dell’intrattenimento e del lavoro, replicando anche solo in parte quello che è avvenuto con iPhone dopo il suo lancio, allora Apple avrà mantenuto la sue promesse rivoluzionarie. Diversamente, resterà un bellissimo gadget per pochi eletti.


