Apple si starebbe preparando ad aumentare i prezzi della prossima generazione di iPhone, la 17, evitando accuratamente di attribuire la decisione ai dazi doganali imposti dagli Stati Uniti sulle importazioni dalla Cina.
Questo è quanto sostiene il Wall Street Journal, secondo il quale ufficialmente la causa dell’aumento sarà imputata alle innovazioni tecniche e ai cambiamenti di design.
I dazi restano, anche dopo la tregua
Ieri, Stati Uniti e Cina hanno concordato una sospensione di 90 giorni per la maggior parte dei dazi punitivi che si erano imposti reciprocamente negli ultimi mesi.
Resta però in vigore un dazio del 20% voluto da Donald Trump all’inizio del suo secondo mandato. La misura, secondo la Casa Bianca, è stata introdotta per punire Pechino per il presunto ruolo nel traffico globale di fentanyl e colpisce direttamente anche gli smartphone.
Trump ha invece escluso i telefoni da un altro dazio “reciproco” – quello che inizialmente era del 125% – che grazie all’accordo di questa settimana scenderà temporaneamente al 10%. Ma la minaccia tariffaria resta concreta, e Apple, che produce la maggior parte dei suoi dispositivi in Cina, è in prima linea tra le aziende esposte.
L’India ancora troppo indietro per i Pro
Tim Cook ha annunciato che già nel trimestre aprile-giugno la maggioranza degli iPhone venduti negli USA sarà prodotta in India.
Le fabbriche indiane non sono però ancora pronte per la produzione su larga scala dei modelli di fascia alta. Le loro infrastrutture e capacità tecniche non reggono il confronto con quelle cinesi, soprattutto per quanto riguarda l’assemblaggio di componenti complessi come le fotocamere avanzate e le batterie di grande formato.
Tant’è che, secondo la banca d’investimento Jefferies, dei circa 65 milioni di iPhone venduti da Apple negli Stati Uniti nel 2024, ben 36-39 milioni erano modelli Pro o Pro Max. Un segmento su cui Cupertino punta forte e che è anche il più difficile da spostare fuori dalla Cina.
Secondo gli analisti, Apple sta accelerando il trasferimento della produzione verso l’India ma riuscire a produrre 40 milioni di modelli Pro all’anno entro due anni sarà una “sfida enorme”.
Lo stesso Cook ha ammesso che ci vorranno anni prima di riuscire a spostare parte della produzione negli Stati Uniti, dove il progetto è in fase di studio ma ancora lontano dalla realtà.
Apple non vuole finire come Amazon
In questo contesto, dicevamo, Apple eviterà accuratamente di collegare pubblicamente l’aumento dei prezzi ai dazi.
La lezione arriva da Amazon, che ad poche settimane fa aveva ipotizzato di mostrare ai clienti l’impatto dei dazi sui prezzi. La Casa Bianca ha reagito duramente, definendo l’iniziativa un “atto ostile”. Ad Amazon a quel punto non è restato che smentire: “L’idea non è mai stata approvata e non si realizzerà mai”.
Apple ha dunque imparato la lezione e sta cercando argomenti alternativi, più digeribili, per spiegare ai consumatori perché gli iPhone 17 costeranno di più.
Tra le novità attese per la prossima generazione di iPhone ci sono un modello ultrasottile chiamato “iPhone 17 Air”, che dovrebbe sostituire l’attuale iPhone 16 Plus, e miglioramenti significativi nelle fotocamere e nelle funzionalità di intelligenza artificiale.
Attualmente, però, gli iPhone 16 sono disponibili in Italia con prezzi che partono da 979 euro per il modello base da 128 GB e arrivano fino a 1.989 euro per l’iPhone 16 Pro Max da 1 TB. Prezzi già alti, che Apple potrebbe faticare ad aumentare a meno che i suoi nuovi dispositivi non presentino novità rivoluzionarie.


