Apple sta pensando di aumentare i prezzi degli iPhone (ma senza incolpare i dazi)

by | 13 Mag 2025 | Business

Tempo di lettura: 2 minuti

Apple si starebbe preparando ad aumentare i prezzi della prossima generazione di iPhone, la 17, evitando accuratamente di attribuire la decisione ai dazi doganali imposti dagli Stati Uniti sulle importazioni dalla Cina.

Questo è quanto sostiene il Wall Street Journal, secondo il quale ufficialmente la causa dell’aumento sarà imputata alle innovazioni tecniche e ai cambiamenti di design.

I dazi restano, anche dopo la tregua

Ieri, Stati Uniti e Cina hanno concordato una sospensione di 90 giorni per la maggior parte dei dazi punitivi che si erano imposti reciprocamente negli ultimi mesi.

Resta però in vigore un dazio del 20% voluto da Donald Trump all’inizio del suo secondo mandato. La misura, secondo la Casa Bianca, è stata introdotta per punire Pechino per il presunto ruolo nel traffico globale di fentanyl e colpisce direttamente anche gli smartphone.

Trump ha invece escluso i telefoni da un altro dazio “reciproco” – quello che inizialmente era del 125% – che grazie all’accordo di questa settimana scenderà temporaneamente al 10%. Ma la minaccia tariffaria resta concreta, e Apple, che produce la maggior parte dei suoi dispositivi in Cina, è in prima linea tra le aziende esposte.

L’India ancora troppo indietro per i Pro

Tim Cook ha annunciato che già nel trimestre aprile-giugno la maggioranza degli iPhone venduti negli USA sarà prodotta in India.

Le fabbriche indiane non sono però ancora pronte per la produzione su larga scala dei modelli di fascia alta. Le loro infrastrutture e capacità tecniche non reggono il confronto con quelle cinesi, soprattutto per quanto riguarda l’assemblaggio di componenti complessi come le fotocamere avanzate e le batterie di grande formato.

Tant’è che, secondo la banca d’investimento Jefferies, dei circa 65 milioni di iPhone venduti da Apple negli Stati Uniti nel 2024, ben 36-39 milioni erano modelli Pro o Pro Max. Un segmento su cui Cupertino punta forte e che è anche il più difficile da spostare fuori dalla Cina.

Secondo gli analisti, Apple sta accelerando il trasferimento della produzione verso l’India ma riuscire a produrre 40 milioni di modelli Pro all’anno entro due anni sarà una “sfida enorme”.

Lo stesso Cook ha ammesso che ci vorranno anni prima di riuscire a spostare parte della produzione negli Stati Uniti, dove il progetto è in fase di studio ma ancora lontano dalla realtà.

Apple non vuole finire come Amazon

In questo contesto, dicevamo, Apple eviterà accuratamente di collegare pubblicamente l’aumento dei prezzi ai dazi.

La lezione arriva da Amazon, che ad poche settimane fa aveva ipotizzato di mostrare ai clienti l’impatto dei dazi sui prezzi. La Casa Bianca ha reagito duramente, definendo l’iniziativa un “atto ostile”. Ad Amazon a quel punto non è restato che smentire: “L’idea non è mai stata approvata e non si realizzerà mai”.

Apple ha dunque imparato la lezione e sta cercando argomenti alternativi, più digeribili, per spiegare ai consumatori perché gli iPhone 17 costeranno di più.

Tra le novità attese per la prossima generazione di iPhone ci sono un modello ultrasottile chiamato “iPhone 17 Air”, che dovrebbe sostituire l’attuale iPhone 16 Plus, e miglioramenti significativi nelle fotocamere e nelle funzionalità di intelligenza artificiale.

Attualmente, però, gli iPhone 16 sono disponibili in Italia con prezzi che partono da 979 euro per il modello base da 128 GB e arrivano fino a 1.989 euro per l’iPhone 16 Pro Max da 1 TB. Prezzi già alti, che Apple potrebbe faticare ad aumentare a meno che i suoi nuovi dispositivi non presentino novità rivoluzionarie.

POTREBBE INTERESSARTI

pro padel league venture capital

Il venture capital ora investe sull’economia dell’esperienza

Squadre sportive, casinò e prodotti fisici attirano chi teme che il prossimo modello di IA possa svalutare interi business digitali. Il nuovo bene prezioso è ciò che...
Masayoshi Son SoftBank

SoftBank cerca altri 10 miliardi per ripagare il debito della scommessa OpenAI

A marzo aveva ottenuto un prestito ponte da 40 miliardi di dollari per finanziare OpenAI. Ora Masayoshi Son cerca prestiti e obbligazioni per sostituire quel...
hugging face

Nvidia vuole comprarsi Hugging Face per 13 miliardi

OpenAI e gli altri grandi laboratori cercano di ridurre la dipendenza dalle sue GPU. Nvidia risponde investendo sull’IA aperta e sulla piattaforma che la...
Colette Kress Nvidia

Nvidia fa 96 miliardi in tre mesi e difende i “finanziamenti circolari”

Ricavi +106% e crescita prevista del 70% nel fiscal 2028. Ma aumentano il costo delle memorie, le garanzie finanziarie e la concorrenza dei chip progettati dagli stessi...
Jensen Huang Poolside

Nvidia mette 6 miliardi su Poolside per costruire l’alternativa ai modelli a pesi aperti

Gli Stati Uniti dominano l’IA proprietaria, ma nei modelli aperti la Cina corre più veloce. Nvidia prova a colmare il divario con tecnologia, chip e...
Jensen Huang Nvidia

Samsung, SK Hynix e Micron presentano il conto. I server Nvidia aumenteranno di oltre il 15%

Persino una Nvidia con margini lordi del 75% non riesce a neutralizzare l’aumento dei costi. E costruire i giganteschi data center per l’IA diventa ancora più...
scott bessent

Gli USA pagano sempre di più per finanziarsi: volano oro e Bitcoin

Debito crescente, deficit elevati e inflazione spingono gli investitori a chiedere rendimenti più alti sui Treasury a lunga scadenza. Il Tesoro USA prova a frenare la...
Marvell

Google allarga la squadra dei chip IA: Marvell entra nel business delle TPU

Marvell affiancherà Broadcom nello sviluppo dell’hardware attorno alle TPU, mentre Google comincia a proporre i propri acceleratori IA anche a clienti esterni.

sam-altman-dario-amodei-openai-anthropic (1)

Anthropic supera OpenAI nei ricavi e continua ad accelerare

OpenAI cresce del 18% e resta in perdita, mentre Anthropic più che raddoppia i ricavi, raggiunge un piccolo utile operativo e prepara la propria IPO.

nvidia openai altman huang Ohio

Nvidia, OpenAI e SoftBank: il giro di miliardi dietro il mega data center in Ohio

Dopo Google e Anthropic, un altro maxi progetto IA mostra come fornitori, clienti e investitori stiano finanziando insieme la nuova capacità di calcolo.

Share This