Apple ha chiuso il quarto trimestre 2025 con numeri che hanno sorpreso anche le aspettative più ottimistiche: parliamo di 144 miliardi di dollari di ricavi, 42 miliardi di utile netto, e una crescita complessiva del 16% anno su anno che ha polverizzato le previsioni dell’azienda.
A trainare tutto, ancora una volta, è l’iPhone. Il lancio dell’iPhone 17 ha spinto i ricavi della divisione smartphone in aumento del 23%, con quella che Tim Cook ha definito “una domanda senza precedenti, con record assoluti in ogni segmento geografico”.
Le previsioni per il trimestre in corso (crescita tra il 13 e il 16%) è già al di sopra di quanto si aspettava Wall Street, segno che Cupertino vede una traiettoria solida anche nei prossimi mesi.
La Cina torna ad abbracciare Apple
Il dato più significativo arriva però dal mercato cinese: +38% anno su anno. Dopo due anni di vendite difficili, segnati dalla concorrenza aggressiva di Huawei e da una resistenza sempre più esplicita del governo di Pechino (che aveva scoraggiato l’uso di dispositivi Apple nella pubblica amministrazione), il vento sembra cambiato.
Il direttore finanziario Kevan Parekh ha spiegato che i consumatori cinesi “hanno fatto incetta dell’iPhone 17”, con un’ondata di utenti che hanno aggiornato il proprio modello o sono passati dalla concorrenza.
“In fondo tutto dipende da come viene accolto il prodotto”, ha detto Parekh. “La famiglia iPhone 17 ha generato un entusiasmo enorme, ed è questo che ha trainato i risultati.”
La ripresa cinese non è solo un dato commerciale: è anche un termometro delle relazioni tech tra Washington e Pechino, e suggerisce che lo spazio di manovra per Apple nel Paese si sta riaprendo.
Una strategia IA tutta sua
Mentre Microsoft, Google, Meta e Amazon bruciano centinaia di miliardi di dollari in modelli, chip e data center per l’intelligenza artificiale, Apple ha scelto una strada diversa: restare ai margini degli investimenti diretti e appoggiarsi a partner esterni.
Questo mese l’azienda ha annunciato un accordo con Google per integrare i modelli Gemini nelle funzionalità dell’iPhone e migliorare Siri, che si aggiunge alla partnership già esistente con OpenAI. È una scommessa strategica che divide gli analisti: meno rischi e meno capitali impegnati, ma anche meno controllo sulla tecnologia che definirà il prossimo decennio.
In parallelo, Apple ha acquisito la startup israeliana Q.AI, specializzata in tecnologie che analizzano le espressioni facciali per comprendere il “linguaggio silenzioso”, per una cifra vicina ai 2 miliardi di dollari.
L’obiettivo è competere nel mercato emergente dei dispositivi indossabili alimentati dall’IA, dove Meta con i Ray-Ban e altri player stanno già scommettendo forte.
Servizi e margini: la macchina da soldi
Accanto all’hardware, la divisione Servizi continua a macinare risultati. I ricavi hanno toccato i 30 miliardi di dollari, un nuovo record per il segmento che include App Store, Apple Pay e iCloud.
Il margine lordo complessivo si è attestato al 48,2%, sopra le attese degli analisti. A rafforzare i conti ha contribuito anche l’impatto relativamente contenuto dei dazi statunitensi, che per ora non hanno intaccato in modo significativo la struttura dei costi.
Non tutto però è rose e fiori. Apple dovrà fare i conti con una carenza globale di chip di memoria, innescata dalla domanda esplosiva dei nuovi data center per l’IA.
È un problema che riguarda direttamente l’intera industria tecnologica: la competizione per accaparrarsi componenti spingerà verso l’alto i costi di produzione, con ripercussioni che potrebbero toccare anche iPhone e Mac nei prossimi trimestri.
E resta aperta la grande domanda strategica: la scelta di affidarsi a Google e OpenAI per l’intelligenza artificiale, invece di costruire infrastrutture proprietarie, si rivelerà lungimirante o lascerà Apple dipendente da tecnologie che non controlla? I prossimi anni ci daranno una risposta.
Fonte: Financial Times


