È ufficiale, Tim Cook lascerà la carica di amministratore delegato di Apple il primo settembre. Al suo posto arriva John Ternus, 50 anni, da un quarto di secolo in azienda e fino a oggi responsabile dell’ingegneria hardware.
Cook diventa Executive Chairman, con un mandato esplicito a gestire i rapporti con i governi di tutto il mondo, un ruolo che già ricopre di fatto, inclusa la relazione con Donald Trump. È la terza transizione al vertice di Apple in trent’anni.
Cinque mesi fa, quando ancora si ragionava di scenari ipotetici, avevamo identificato Ternus come un candidato forte tra i quattro nomi circolanti (gli altri erano Craig Federighi, Eddy Cue e Greg Joswiak).
Le ragioni erano chiare allora e restano valide oggi: Apple è, nella sua ossatura, un’azienda di hardware, e Ternus è l’uomo che ha guidato le scelte più decisive degli ultimi anni, dalla transizione ai chip Apple Silicon nei Mac, all’iPhone Air presentato lo scorso autunno, il redesign più profondo dell’iPhone dal 2017.
Il bilancio di Cook
Quindici anni sono il mandato più lungo nella storia di Apple, e uno dei più trasformativi nel panorama tech globale. Quando Cook prese le redini da Steve Jobs nell’agosto del 2011, Apple valeva circa 350 miliardi di dollari. Oggi ne vale 4.000. I ricavi annui sono quasi quadruplicati, superando i 400 miliardi. I dispositivi attivi nel mondo hanno superato quota 2,5 miliardi.
Cook ha costruito tutto questo senza la genialità scenografica di Jobs, puntando su due leve: la macchina operativa e i servizi.
Ha trasformato Apple in un colosso manifatturiero globale, con una rete produttiva radicata in Cina e nel Sud-Est asiatico. Ha lanciato Apple Watch e AirPods, categorie di prodotto che oggi generano da sole miliardi di ricavi. Ha costruito un ecosistema di servizi (App Store, Apple Pay, iCloud, Apple Music, Apple TV+), che vale oltre 100 miliardi di dollari l’anno. Il titolo in borsa è cresciuto di venti volte.
Non mancano però i fallimenti. Il Vision Pro, il visore per la realtà mista presentato con grande enfasi, non ha mai trovato un mercato di massa. Il progetto per un’auto a guida autonoma è stato abbandonato dopo un decennio di sviluppo e miliardi investiti.
E poi c’è il capitolo più imbarazzante, l’intelligenza artificiale. Mentre OpenAI, Anthropic, Google e Meta ridefinivano le regole del settore, Apple è rimasta sostanzialmente a guardare. Siri è ancora lontana dai chatbot conversazionali più diffusi, e le promesse sulle funzionalità IA dell’iPhone sono rimaste in buona parte disattese.
Chi è Ternus
Cinquant’anni, la stessa età che aveva Cook quando subentrò a Jobs. È un dettaglio che non sfugge e che racconta qualcosa della cultura di continuità di Apple.
Ternus è entrato in azienda nel 2001, ha guidato l’ingegneria hardware dal 2021 e ha lasciato la sua impronta su quasi ogni prodotto rilevante degli ultimi vent’anni. Lontano dai palchi, salvo eccezioni, ha costruito i prodotti che hanno reso Apple quello che è. “Ha la mente di un ingegnere, l’anima di un innovatore e il cuore per guidare con integrità e con onore”, ha detto Cook nel comunicato ufficiale.
Con la sua promozione a CEO, la divisione hardware engineering passa a Tom Marieb, suo storico collaboratore, che riporterà a Johny Srouji. Quest’ultimo è stato nominato Chief Hardware Officer e guiderà un gruppo allargato che unisce ingegneria hardware e tecnologie hardware.
Le sfide da vincere
Ternus prende il comando in un momento tutt’altro che tranquillo. Sul piano competitivo, Apple ha perso il primato di azienda più capitalizzata al mondo a favore di Nvidia, che non si limita più a fare chip per i data center: sta sviluppando un proprio PC e componenti per laptop, portando la competizione direttamente sul terreno di Ternus.
Meta, nel frattempo, ha trasformato i suoi occhiali con realtà aumentata in un prodotto di massa, con una frazione delle funzionalità e del prezzo del Vision Pro. E sul piano strategico, il problema manifatturiero resta irrisolto. La dipendenza dalla Cina, costruita pazientemente da Cook in vent’anni, è diventata una vulnerabilità nell’era dei dazi trumpiani e delle tensioni geopolitiche. La diversificazione verso l’India è in corso ma è un processo lento e costoso.
E poi c’è l’IA. Ternus è considerato un convinto sostenitore dell’intelligenza artificiale: questo mese ha già riorganizzato la divisione hardware engineering attorno a una nuova piattaforma IA per lo sviluppo dei prodotti. Bloomberg riferisce che sta guidando lo sviluppo di una serie di dispositivi orientati all’IA: nuovi AirPods, occhiali smart, un pendant con fotocamere, un display domestico con riconoscimento facciale, un robot da tavolo e una telecamera di sicurezza.
“La promozione di Ternus indica che l’azienda punterà su nuovi dispositivi hardware come telefoni pieghevoli, occhiali e dispositivi per la realtà virtuale”, ha scritto Gil Luria di D.A. Davidson. La pressione è alta. “Ci saranno molte aspettative su Ternus perché produca risultati fin da subito, specialmente sul fronte dell’IA”, ha osservato Dan Ives di Wedbush Securities.


