Quattro volti per il futuro di Apple dopo Tim Cook

da | 25 Nov 2025 | Tecnologia

Tim Cook, CEO di Apple. Foto: Heute.at/Creative Commons
Tempo di lettura: 4 minuti

Da qualche mese il mondo tech è punteggiato da articoli che ipotizzano una possibile successione di Tim Cook. In alcuni casi ci si è spinti persino a parlare di un avvicendamento al vertice di Apple già entro fine anno.

Difficile dire oggi quale sarà l’esito, ma nel crescente coro di chi segue da vicino un eventuale passaggio di testimone si è aggiunto anche il Wall Street Journal.

La testata non solo ricostruisce con precisione il quadro attuale, ma indica anche i quattro dirigenti che potrebbero raccogliere l’eredità di Cook: John Ternus, Craig Federighi, Eddy Cue e Greg “Joz” Joswiak.

Tim Cook, l’età avanza

Tim Cook ha appena compiuto 65 anni, un traguardo che nel mondo corporate americano riaccende solitamente le discussioni sulla successione, soprattutto quando si parla dell’azienda più iconica della Silicon Valley.

Il tema non nasce da pressioni interne, in quanto Apple non prevede un’età pensionabile obbligatoria per i dirigenti e Cook ha ribadito più volte di voler restare ancora a lungo. Nasce piuttosto dal contesto in cui il colosso di Cupertino si trova oggi.

In una fase in cui la transizione verso l’intelligenza artificiale sta ridefinendo priorità, tempistiche e leadership di tutto il settore, capire chi potrebbe guidare Apple nel dopo-Cook diventa parte integrante della lettura strategica dell’azienda.

Lo stesso presidente storico, Art Levinson, oggi settantacinquenne e prossimo alla soglia in cui i membri del board Apple solitamente si fanno da parte, introduce una variabile ulteriore: Cook potrebbe affiancare o subentrare alla presidenza, aprendo lo spazio per un nuovo amministratore delegato o mantenendo entrambi i ruoli per un periodo, come accade per altri leader dell’S&P 500.

Intanto, l’attenzione si concentra su quattro dirigenti che rappresentano i quattro pilastri dell’azienda (hardware, software, servizi e marketing), e che incarnano quattro traiettorie possibili per il futuro di Apple.

John Ternus e la via dell’hardware

Tra i potenziali successori, John Ternus è il più giovane: 50 anni e 24 passati in Apple, con un percorso che lo ha portato dall’ingegneria dell’iPad a supervisionare tutti i prodotti dell’azienda, incluso l’iPhone.

La sua candidatura è considerata forte perché Apple resta, nella sua ossatura, una company di hardware. Dal suo dipartimento nascono le scelte che definiscono forma, funzioni e compromessi dei prodotti.

Ternus ha giocato un ruolo chiave nella transizione più importante dell’era Cook, ossia l’abbandono dei chip Intel nei Mac in favore dei chip progettati internamente. Una scelta che ha permesso a Cupertino di recuperare controllo, prestazioni ed efficienza, contribuendo al boom delle vendite durante la pandemia e consolidando l’immagine di superiorità tecnologica del Mac.

Il suo compito, oggi, è lo stesso di allora: far funzionare tutto. Le idee del design, le ambizioni del software, le capacità del silicio. È l’ingegneria a unire i pezzi. Ed è qui che molti investitori vedono il profilo di un potenziale CEO che riporterebbe Apple alle sue radici hardware.

Craig Federighi e la centralità del software

Elegante, carismatico, protagonista delle presentazioni pubbliche: Craig Federighi è da anni uno dei volti più riconoscibili di Apple (come dimostra il video qui sotto). A 56 anni guida l’ingegneria software e supervisiona l’intero ecosistema operativo che vive su oltre un miliardo di dispositivi.

Chi ha lavorato con lui lo descrive come un manager diretto, capace di riunire i team, discutere senza fronzoli e uscire dalla stanza con una decisione chiara, condivisa e soprattutto eseguibile.

La sua centralità è cresciuta di pari passo con l’importanza dell’IA dentro Apple. Dopo alcune difficoltà interne nello sviluppo delle funzionalità più avanzate, la guida del progetto è ricaduta sulle sue spalle.

Siri, ancora limitata rispetto ai chatbot più conversazionali come ChatGPT, è la sfida più evidente. Ed è anche la ragione per cui Federighi è percepito come la figura che potrebbe guidare Apple in una fase in cui software e IA stanno diventando la spina dorsale dell’innovazione.

Eddy Cue e il potere dei servizi

Se l’iPhone è come Disney World (una volta dentro, è difficile non spendere soldi), è perché qualcuno ha costruito un ecosistema di servizi che negli anni di Cook è diventato il motore più profittevole di tutta Apple. Eddy Cue, 61 anni, è quel qualcuno.

In azienda dagli anni ’80, Cue ha negoziato accordi con etichette musicali, editori, studi cinematografici e perfino la Formula Uno. Ha risollevato iCloud da un flop iniziale, ha preso in mano Apple Maps dopo il lancio fallimentare, e ha alimentato una macchina dei servizi che oggi genera ricavi ricorrenti enormi.

È anche membro del consiglio di amministrazione della Ferrari, dettaglio che racconta un personaggio extralarge, appassionato di sport e motori, abituato a muoversi nei negoziati complessi.

Era molto vicino a Steve Jobs e fu tra i pochissimi dirigenti che lo visitarono il giorno prima della sua morte, secondo il libro After Steve. Ma proprio la sua età rende improbabile che possa ricoprire un ruolo da CEO di lungo periodo. La sua sarebbe insomma una soluzione di transizione, non di lungo respiro.

Greg “Joz” Joswiak e la forza del marketing

Greg Joswiak, per tutti Joz, compirà l’anno prossimo 40 anni in Apple. Guida il marketing globale e rappresenta uno dei ruoli più identitari dell’azienda: plasmare la percezione del brand con la stessa cura con cui si progetta un dispositivo.

È il volto delle presentazioni dell’iPhone e dei press tour che seguono i keynote. È l’uomo che costruisce i messaggi, gestisce le aspettative e interviene nelle situazioni difficili, come quelle legate alle promesse mancate dell’IA nel 2024.

Proprio lui, insieme a Federighi, ha recitato il mea culpa pubblico: gli sforzi dell’azienda nell’intelligenza artificiale “non hanno ancora soddisfatto gli elevati standard qualitativi di Apple”.

La sua candidatura rappresenta la via culturale alla successione: un CEO che continuerebbe a fare del brand, della narrazione e del rapporto con gli utenti il cuore del posizionamento Apple.

La successione di Tim Cook non è imminente, ma è inevitabile. E la discussione su chi potrebbe prendere il comando aiuta a leggere un’azienda nel mezzo di una trasformazione epocale.

Hardware, software, servizi e marketing non sono solo quattro funzioni: sono quattro visioni possibili del futuro di Apple. Ed è lì che si giocherà il dopo-Cook.

Fonte: The Wall Street Journal

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