Apple: risultati da record ma il futuro è incerto

da | 2 Mag 2025 | Business

Tempo di lettura: 3 minuti

Apple ha superato le aspettative di Wall Street, registrando nell’ultimo trimestre un utile netto di 24,78 miliardi di dollari e ricavi per 95,36 miliardi. A trainare questi risultati sono stati il nuovo iPhone ‘economico’ e l’ottimo andamento dei servizi digitali.

Eppure, nonostante i numeri positivi, il titolo ha perso oltre il 3% nell’after-market: a preoccupare gli investitori sono infatti i dazi imposti dal presidente Trump e il doppio fronte legale che potrebbe intaccare seriamente i margini futuri dell’azienda.

La questione dei dazi

Secondo quanto dichiarato da Tim Cook durante la call con gli analisti, Apple prevede 900 milioni di dollari di costi aggiuntivi per il trimestre in corso, a causa delle tariffe doganali introdotte dalla Casa Bianca.

Se le aliquote non cambieranno e non ne verranno imposte di aggiuntive, sarà questo l’impatto da assorbire nei conti. E il colpo potrebbe farsi ancora più duro, visto che l’80% degli iPhone venduti da Apple è prodotto in Cina, oggi soggetta a un’imposta del 145% su queste esportazioni.

La scure dei dazi peraltro è calata anche su paesi come il Vietnam, dove invece Apple assembla iPad e Mac.

Tim Cook media con la Casa Bianca (e sposta la produzione)

Nei giorni successivi all’introduzione dei nuovi dazi, Apple ha perso circa 770 miliardi di dollari in capitalizzazione.

Alcuni analisti hanno previsto un possibile rialzo del prezzo dell’iPhone fino a 1.600 dollari rispetto agli attuali 1.000, spingendo i consumatori ad affrettarsi negli acquisti prima degli aumenti (Reuters aveva parlato addirittura di 2.300 dollari). Il picco di vendite, seppur momentaneo, aiuterà a sostenere i conti nel trimestre che si chiuderà a giugno.

Per contenere gli effetti della guerra commerciale, Apple ha avviato una riorganizzazione della catena produttiva.

Tim Cook ha annunciato che nel trimestre in corso la maggior parte degli iPhone destinati al mercato statunitense sarà assemblata in India, mentre per Mac, iPad e AirPods si punterà sul Vietnam.

“Gestiremo l’azienda come abbiamo sempre fatto, con decisioni ponderate e deliberate”, ha dichiarato il CEO. “Guardando avanti, restiamo fiduciosi”.

Crescono i servizi ma la giustizia federale preoccupa

Il dato più sorprendente arriva però dai servizi: Apple ha registrato ricavi per 26,65 miliardi di dollari in questo segmento, in crescita dell’11,6% su base annua.

La divisione include vendite da App Store, Apple Music e Apple Pay, ma ora la sua traiettoria di crescita è messa in discussione.

Mercoledì un giudice federale ha stabilito che Apple non potrà più applicare una commissione del 27% sulle vendite di app effettuate al di fuori dell’App Store. Una decisione che rischia di depotenziare uno dei pilastri del suo modello di business. Apple ha già annunciato l’intenzione di ricorrere in appello.

E non è finita. In un’altra causa antitrust, Apple potrebbe perdere 20 miliardi di dollari all’anno: si tratta dei pagamenti ricevuti da Google per mantenere il proprio motore di ricerca come opzione predefinita nei browser degli iPhone.

Dopo aver stabilito che Google ha violato la legge per mantenere un monopolio nella ricerca online, il giudice federale ha convocato un’udienza per valutare le possibili contromisure, tra cui il taglio proprio di quei versamenti.

Apple: bene le vendite globali, male la Cina

Apple ha incrementato le vendite di iPhone del 2% su base trimestrale, raggiungendo quota 46,84 miliardi di dollari. A brillare sono soprattutto i mercati di Giappone, India e Medio Oriente, dove le vendite sono aumentate di oltre il 10%.

Secondo Counterpoint Research, Apple ha così ottenuto la quota di mercato più alta nel settore smartphone a livello globale in un arco di tre mesi.

La situazione resta però difficile in Cina, dove l’azienda ha registrato per il sesto trimestre consecutivo un calo dei ricavi: 16 miliardi di dollari, in flessione del 2% rispetto all’anno scorso. È l’unico mercato geografico in cui le vendite sono diminuite, peccato sia anche uno dei più importanti al mondo.

“Per ora va tutto bene perché i prezzi non sono ancora aumentati”, ha osservato un analista. “Ma la vera domanda è cosa succederà se arriveranno altri dazi”.

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