Apple investirà altri 100 miliardi negli USA sotto la spinta di Trump

by | 7 Ago 2025 | Business

Tim cook alla casa bianca per l'annuncio e la consegna della targa a trump. foto: Brendan Smialowski/AFP/Getty Images
Tempo di lettura: 3 minuti

A seguito della campagna di pressione esercitata da Donald Trump contro le aziende statunitensi che producono all’estero, Apple ha annunciato un nuovo investimento da 100 miliardi di dollari negli Stati Uniti.

La notizia è destinata a fare rumore, anche per la cornice politica in cui arriva: la Casa Bianca ha scelto di presentare l’iniziativa in grande stile, alla presenza del CEO Tim Cook, che ha voluto così rispondere direttamente alle richieste del presidente di riportare la produzione in patria.

Nel video qui sotto della CNN, potete vedere il CEO di Apple regalare a Donald Trump una targa in vetro progettata da un ex caporale dei marine, ora dipendente di Apple, e prodotta nello stabilimento Corning di Harrodsburg, nel Kentucky. Si tratta dello stabilimento che produrrà i vetri per ogni iPhone e Apple Watch.

@cnnApple CEO Tim Cook gifted President Donald Trump a plaque made of glass manufactured in Corning’s Harrodsburg, Kentucky, which he announced would be the cover glass on all iPhones and Apple Watches soon.♬ original sound – CNN

Una volta si rendeva omaggio al sovrano con gioielli e spezie pregiate, oggi invece si usa così.

L’American Manufacturing Program di Trump

Il piano sarà accompagnato da un nuovo programma industriale battezzato “American Manufacturing Program”, destinato ad ampliare la presenza di Apple sul territorio statunitense e a spingere anche altri attori della filiera globale a produrre componenti critici negli Stati Uniti.

“L’annuncio di oggi con Apple è un’altra vittoria per la nostra industria manifatturiera”, ha dichiarato Taylor Rogers, portavoce della Casa Bianca, “che contribuirà a riportare in patria la produzione di componenti essenziali per proteggere la sicurezza economica e nazionale dell’America”.

Non si tratta di un’iniziativa isolata. Lo scorso maggio Trump aveva minacciato dazi del 25% sugli iPhone se Apple non avesse spostato la produzione negli USA. Ora, con un contesto economico segnato dalla tensione sui dazi e da una nuova guerra commerciale con India e Cina, Cupertino cerca di giocare d’anticipo.

Una strategia che parte da lontano

Il nuovo investimento si aggiunge a un impegno da 500 miliardi già annunciato da Apple a inizio anno, che comprendeva progetti concreti già avviati.

Tra questi, server dedicati all’intelligenza artificiale nei pressi di Houston, la costruzione di una nuova accademia per la manifattura a Detroit, un campus all’avanguardia in California e la produzione dei chip Apple Silicon a Phoenix, in Arizona.

@cnbc #Apple CEO Tim Cook in the Oval Office on Wednesday discusses a major expansion with its partner, Corning, which makes glass for iPhones in Kentucky. Apple said that all glass for #iPhones and #AppleWatches will be manufactured in the U.S. at Corning’s facility. Read more at the #linkinbio or the link on screen. #CNBC ♬ original sound – cnbc

Secondo molti analisti, una parte consistente di queste iniziative era già nei piani dell’azienda, ma è stata presentata con una narrazione più politica per rispondere alle pressioni dell’attuale amministrazione.

iPhone made in USA? Improbabile

Nonostante il messaggio distensivo di Tim Cook, resta improbabile che gli iPhone vengano mai prodotti su larga scala negli Stati Uniti.

A sostenerlo è Dan Ives, analista di Wedbush Securities, che ha spiegato come i costi di una simile operazione sarebbero insostenibili: si parla di un prezzo finale di circa 3.500 dollari per un iPhone. E anche sul piano operativo, il trasferimento richiederebbe anni di lavoro e uno sforzo logistico colossale.

Nel frattempo, Apple continua a produrre la maggior parte dei propri dispositivi in Cina, e sta ampliando la produzione destinata al mercato americano in India.

È una strategia pensata per aggirare le restrizioni imposte da Washington e le tensioni commerciali con Pechino, peccato che Trump abbia appena portato i dazi all’India al 50%, accusando Nuova Delhi di sostenere la Russia attraverso l’acquisto di petrolio.

Considerando che Apple ha appena spostato lì una parte della sua produzione proprio per venire incontro ai diktat presidenziali, ci piacerebbe sapere quali pensieri sono passati per la testa di Cook durante l’ossequioso conferimento della targa a Trump.

Miliardi in dazi per Apple

I dazi peraltro stanno già pesando sui conti di Apple: l’azienda ha registrato costi aggiuntivi per 800 milioni di dollari nel solo trimestre di giugno, e le proiezioni parlano di un impatto da 1,1 miliardi nel trimestre successivo.

Un fardello che spiega perché Tim Cook stia cercando una soluzione di compromesso, rilanciando sull’occupazione e sulla manifattura americana senza però toccare l’architettura globale della produzione.

Apple sembra così muoversi su un doppio binario: da un lato investimenti tangibili negli USA, dall’altro una filiera globale che, almeno per ora, resta intatta.

Un equilibrio fragile, in un momento in cui la politica estera americana incrocia sempre più direttamente le strategie delle big tech.

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