Apple ha annunciato che investirà 500 miliardi di dollari negli Stati Uniti nei prossimi quattro anni. L’annuncio è arrivato dopo un incontro tra il CEO di Apple, Tim Cook, e il presidente americano Donald Trump.
Dopo l’annuncio di Apple, Trump ha rivendicato il risultato come una dimostrazione del suo impatto sull’economia americana.
“Ho avuto Tim Cook in ufficio. Sta investendo centinaia di miliardi di dollari,” ha dichiarato durante un discorso ai governatori alla Casa Bianca.
In un post sui social media ha poi ringraziato Apple e il suo CEO, lasciando intendere che l’investimento non sarebbe avvenuto senza la fiducia nel suo operato: “La ragione è la fiducia in quello che stiamo facendo.”
L’impegno di Apple
I 500 miliardi di dollari annunciati da Apple comprendono una vasta gamma di spese, dagli acquisti presso fornitori statunitensi alla produzione di contenuti per Apple TV+. L’azienda non ha però chiarito quale parte di questa somma fosse già destinata ai suoi partner americani, tra cui Corning, che fornisce il vetro per gli iPhone prodotto nel Kentucky.
Apple ha inoltre reso noto che collaborerà con Foxconn, conosciuta ufficialmente come Hon Hai Precision Industry, per la costruzione di un impianto di oltre 23mila metri quadrati a Houston. In questa struttura verranno assemblati server destinati ai data center per alimentare Apple Intelligence, la piattaforma di intelligenza artificiale che supporta la scrittura di e-mail e altre funzioni. Attualmente, questi server sono prodotti al di fuori degli Stati Uniti.
L’azienda ha anche annunciato il raddoppio del suo Advanced Manufacturing Fund, portandolo da 5 a 10 miliardi di dollari. Parte di questa espansione prevede un “impegno di miliardi di dollari” per la produzione di chip avanzati presso lo stabilimento TSMC in Arizona.
Sebbene Apple non abbia fornito dettagli sul suo accordo con TSMC, in passato ha impiegato questo fondo per supportare i suoi partner nella creazione delle infrastrutture necessarie alla fornitura di prodotti e servizi.
Parallelamente, Apple prevede di aprire un’accademia di produzione nel Michigan. Qui, i suoi ingegneri, in collaborazione con il personale delle università locali, offriranno corsi gratuiti a piccole e medie imprese manifatturiere, fornendo formazione in gestione dei progetti e ottimizzazione dei processi produttivi.
Secondo Gil Luria, analista di D.A. Davidson, questo annuncio rappresenta soprattutto “un gesto politico nei confronti dell’amministrazione Trump”. Luria ha stimato che Apple spenda già oltre 150 miliardi di dollari all’anno negli Stati Uniti, considerando il costo delle merci vendute e le spese in conto capitale.
“Anche senza aumentare di molto questa spesa, basterebbero solo 3 o 4 anni per raggiungere l’obiettivo”, ha osservato l’analista.
Un tentativo di evitare i dazi sulla Cina?
L’annuncio appena dato richiama una promessa simile fatta durante il primo mandato di Trump.
Nel 2018, la casa di Tim Cook dichiarò che avrebbe contribuito con 350 miliardi di dollari all’economia americana e assunto 20.000 persone. Tant’è che Trump nel 2017 affermò che Apple “avrebbe costruito tre grandi bellissimi stabilimenti“.
Quegli impianti non sono mai stati realizzati e oggi la maggior parte dei prodotti di consumo Apple continua a essere assemblata al di fuori degli Stati Uniti.
Sia chiaro, alcuni componenti vengono ancora prodotti nel Paese, come i chip di Broadcom, Skyworks Solutions e Qorvo, e alcuni adesivi usati nell’assemblaggio dei suoi dispositivi.
Ma resta il fatto che oggi Apple produce circa il 70% degli iPhone in Cina, che potrebbero essere soggetti ai nuovi dazi del 10% imposti da Trump all’inizio del mese.
Ecco perché secondo alcuni osservatori più navigati la manovra di Tim Cook non è che un modo di ottenere ancora una volta l’esenzione dai dazi sulle importazioni dalla Cina, come accaduto durante il primo mandato di Trump.
“Il piano di spesa di Apple è una strategia diretta per ottenere un’esenzione dai dazi sulle importazioni dalla Cina”, ha scritto in una nota ai clienti William Kerwin, analista di Morningstar. Aggiungendo che eventuali tariffe sui prodotti assemblati in Cina avrebbero un impatto significativo sulle finanze dell’azienda.
Il nuovo annuncio di Apple potrebbe insomma seguire uno schema già visto: grandi annunci seguiti da pochi cambiamenti concreti. Ma la gente ha la memoria corta e le azioni della società ieri sono salite dell’1,2%.


