Anthropic vince il primo round: un tribunale blocca la rappresaglia del Pentagono

by | 27 Mar 2026 | Legal, IA

Il giudice Rita Lin, del Distretto Nord della California.
Riassunto IA
  • Un giudice federale ha bloccato la designazione dell’amministrazione Trump che classificava Anthropic come “rischio per la catena di fornitura”, definendola probabilmente illegale e arbitraria. L’ingiunzione è temporanea: il governo ha sette giorni per impugnare.
  • La disputa nasce dal rifiuto di Anthropic di consentire l’uso di Claude per armi autonome letali e sorveglianza di massa, condizioni che il Pentagono considerava incompatibili con le esigenze operative militari.
  • Il Pentagono ha già avviato un piano alternativo, approvando OpenAI e xAI per lavori classificati. Il caso apre un precedente sull’autonomia delle aziende tecnologiche nel porre limiti etici all’uso militare dei propri sistemi.
Tempo di lettura: 4 minuti

Un’azienda americana classificata come minaccia alla sicurezza nazionale. Non per legami con potenze straniere, non per violazioni di contratti classificati, ma per aver detto no all’uso illimitato della propria intelligenza artificiale nella guerra.

È la situazione in cui si è trovata Anthropic nelle ultime settimane, dopo che i negoziati col Pentagono si sono interrotti su due punti precisi: il rifiuto dell’azienda di consentire l’utilizzo di Claude per armi autonome letali e per la sorveglianza di massa dei cittadini americani.

Il Pentagono voleva poter usare il modello per “tutti gli scopi leciti”. Anthropic ha risposto che quei confini non erano negoziabili. L’amministrazione Trump ha risposto a sua volta con una misura senza precedenti.

La designazione come “rischio per la catena di fornitura” è uno strumento pensato per i nemici degli Stati Uniti. In passato è stata applicata a Huawei e ZTE, le due aziende cinesi sospettate di aver installato backdoor nei propri sistemi per conto di Pechino. Non era mai stata usata contro un’impresa americana.

Le conseguenze, nel caso di Anthropic, sarebbero state devastanti: qualunque azienda con contratti attivi con il Dipartimento della Difesa avrebbe dovuto certificare di non usare Claude, nemmeno per lavori del tutto estranei alle commesse militari.

Una stima ampia dei danni parlava di miliardi di dollari. Una stima più conservativa, di centinaia di milioni di entrate annuali a rischio. In parallelo, il presidente Trump aveva ordinato a tutte le agenzie civili di “CESSARE IMMEDIATAMENTE” l’uso della tecnologia di Anthropic.

Anthropic ha fatto causa. E giovedì la giudice federale Rita Lin, del Distretto Nord della California, le ha dato ragione. Almeno per ora.

“Orwelliana”

La sentenza di Lin è un documento di quarantatré pagine che non risparmia l’amministrazione. Il giudice ha scritto che le misure adottate dal governo “appaiono progettate per punire Anthropic”, non per tutelare la sicurezza nazionale.

Ha anche definito “orwelliana” (termine inconsueto in un testo giuridico americano, e non casuale), la pretesa che un’azienda possa essere “marchiata come potenziale avversaria e sabotatrice degli Stati Uniti per aver espresso disaccordo con il governo”.

Ha aggiunto che la designazione è “probabilmente sia contraria alla legge sia arbitraria e capricciosa”, e che i diritti costituzionali di Anthropic al giusto processo sono stati quasi certamente violati, dato che l’azienda non ha avuto alcuna possibilità di rispondere prima di essere colpita dalle misure.

Lin ha anche respinto esplicitamente un post sui social di Pete Hegseth, il segretario alla Difesa, in cui si invitavano i fornitori militari a interrompere ogni “attività commerciale” con Anthropic. Un’indicazione, questa, che avrebbe esteso il divieto ben oltre i contratti con il Pentagono, e che la giudice ha ritenuto illegittima.

La logica del governo, ha scritto Lin, non regge: “Se la preoccupazione riguarda l’integrità della catena di comando operativa, il Dipartimento della Difesa potrebbe semplicemente smettere di usare Claude.”

L’ingiunzione però non è definitiva. L’amministrazione ha sette giorni per impugnare la decisione davanti alla Corte d’Appello del Nono Circuito. Nel frattempo, gli appaltatori militari possono continuare a usare Anthropic per lavori non collegati al Dipartimento della Difesa.

I concorrenti in difesa di Anthropic

Il caso ha prodotto una coalizione di sostegno che va ben oltre la solidarietà di settore. Microsoft ha depositato una memoria a sostegno di Anthropic.

Quattro grandi associazioni di categoria (tra cui la Computer & Communications Industry Association e il Information Technology Industry Council), hanno presentato un brief congiunto sostenendo che le azioni dell’amministrazione “minacciano l’intero sistema degli appalti federali nel settore tecnologico”.

Quasi 150 giudici federali e statali in pensione, nominati da presidenti di entrambi i partiti, hanno avvertito che il Pentagono stava usando in modo improprio uno strumento concepito per gli avversari stranieri.

Il dato più rilevante, però, riguarda i dipendenti delle dirette concorrenti di Anthropic. Più di trenta ricercatori e ingegneri di Google e OpenAI (incluso Jeff Dean, chief scientist di Google DeepMind), hanno firmato una memoria in nome proprio, non delle loro aziende, sostenendo che la designazione potrebbe danneggiare la competitività americana nel settore e soffocare il dibattito pubblico sui rischi dell’IA.

Aziende che competono quotidianamente con Anthropic per gli stessi clienti e gli stessi contratti hanno scelto di schierarsi contro il Pentagono.

Il motivo è forse meno altruistico di quanto possa sembrare. Il precedente vale per tutte e se un’azienda può essere punita per aver posto limiti etici all’uso della propria tecnologia, nessun operatore del settore è al riparo da pressioni analoghe.

Una delle memorie depositate ha definito le misure dell’amministrazione “tentato omicidio aziendale”. La giudice Lin ha citato la formula nel testo della sentenza, precisando che le misure “non sarebbero un omicidio, ma paralizzerebbero Anthropic”.

Un successo temporaneo

La vittoria di Anthropic in tribunale è reale, ma parziale. L’ingiunzione è temporanea, il ricorso quasi certo, e l’amministrazione ha già avviato un piano alternativo: OpenAI e xAI sono state approvate per lavori classificati, e il Pentagono starebbe sviluppando modelli di IA di proprietà governativa per ridurre la dipendenza dai fornitori commerciali.

Il messaggio implicito è chiaro: chi non accetta le condizioni viene sostituito.

Sullo sfondo resta una questione che il caso Anthropic ha reso impossibile ignorare. Claude era già stato il primo modello commerciale usato dalle forze armate americane in operazioni classificate, incluse quelle legate al conflitto iraniano.

L’azienda era entrata nell’ecosistema militare attraverso una partnership con Palantir, che aveva consentito di saltare la lunga procedura di accreditamento federale. Il confine che Anthropic ha cercato di tracciare (niente armi autonome, niente sorveglianza di massa) era una scelta su cosa l’IA dovrebbe e non dovrebbe fare in guerra.

Il Pentagono ha risposto che una società privata non può dettare condizioni all’esercito in un’emergenza di sicurezza nazionale. Anthropic ha risposto che quei limiti esistono esattamente perché certi usi dell’IA non sono ancora sicuri per nessuno.

Un tribunale ha detto, almeno per ora, che punire un’azienda per aver sostenuto questa posizione è probabilmente illegale. Ma la domanda di fondo, ossia chi decide dove finisce l’IA e inizia la guerra, non ha ancora trovato risposta.

Fonte: Financial Times

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