Amazon ha deciso di lanciare una sfida aperta alla Consumer Product Safety Commission (CPSC), l’agenzia federale che da cinquant’anni protegge i consumatori americani dai prodotti potenzialmente pericolosi.
Il colosso di Seattle ha avviato un’azione legale per chiedere che l’intera struttura della CPSC venga dichiarata incostituzionale, sostenendo che l’agenzia combini in modo illecito poteri esecutivi, legislativi e giudiziari e che i suoi commissari non possano essere rimossi dal presidente, in violazione della separazione dei poteri prevista dalla Costituzione americana.
Alla base della causa c’è l’ordinanza emessa a gennaio dalla commissione, secondo cui Amazon sarebbe legalmente responsabile per ogni prodotto pericoloso venduto attraverso la propria piattaforma.
Una posizione che l’azienda contesta da tempo, sostenendo di non essere il “distributore” dei beni venduti da terzi sul proprio sito ma un semplice intermediario logistico, al pari di UPS o FedEx.
Secondo Amazon, questo la esonererebbe dall’obbligo di collaborare con le autorità nei richiami di prodotti difettosi o pericolosi.
Amazon a braccetto con Trump
Ma la partita aperta da Amazon va ben oltre il singolo provvedimento: si inserisce infatti nel più ampio assalto, guidato dall’amministrazione Trump, alle agenzie federali indipendenti.
In queste settimane, infatti, il presidente repubblicano ha intensificato la sua strategia per ridurre l’autonomia degli organi di controllo.
Solo lo scorso mese ha licenziato Gwynne Wilcox, componente del National Labor Relations Board (NLRB), l’agenzia incaricata di proteggere il diritto dei lavoratori alla sindacalizzazione, insieme ad altri due membri della Equal Employment Opportunity Commission.
Wilcox ha reagito avviando un’azione legale per contestare la sua rimozione, in un caso che potrebbe arrivare fino alla Corte Suprema.
In parallelo, l’amministrazione ha già fatto sapere che non difenderà più il principio sancito nel 1935 dalla storica sentenza Humphrey’s Executor, che limita il potere del Presidente di rimuovere i vertici delle agenzie indipendenti.
Si tratta di una decisione che apre la porta a un’ondata di ricorsi e che potrebbe avere effetti dirompenti sul sistema di pesi e contrappesi della democrazia americana.
Attacco alle authority
L’obiettivo, secondo molti osservatori, è smantellare l’impianto regolatorio che limita l’azione delle grandi aziende.
E in questo scenario, la causa intentata da Amazon non è un caso isolato: anche SpaceX di Elon Musk ha attaccato la NLRB, sostenendo che la sua esistenza è incostituzionale; Walmart e Kroger hanno invece preso di mira la Federal Trade Commission, dove proprio questa settimana Trump ha rimosso due commissari di nomina democratica.
L’ipotesi, sempre più concreta, è che Trump possa (voglia?) plasmare le authority federali dall’interno, nominando figure compiacenti o ostili alla missione di tutela pubblica.
“Si può soffocare un’agenzia come la CPSC semplicemente mettendoci dentro persone che non credono nella sua missione e che non perseguiranno aziende come Amazon, anche se vendono prodotti potenzialmente pericolosi”, ha spiegato al Washington Post David Vladeck, docente a Georgetown ed ex responsabile della protezione dei consumatori alla FTC.
In questo nuovo contesto politico e giuridico, Amazon sta giocando d’anticipo. Dopo il licenziamento di Wilcox, ha usato l’episodio per contestare la validità di un’elezione sindacale avvenuta in un punto vendita Whole Foods a Philadelphia, cercando al contempo di ritardare un’udienza in un procedimento per pratiche antisindacali promosso dai suoi autisti in California.
Chiunque si stesse domandando il perché della parata di tech star il giorno dell’insediamento di Trump, in questi primi mesi ha già avuto una risposta.


