Il colosso di Seattle entra nella corsa al quantum computing con un prototipo pensato per risolvere il problema degli errori quantistici.
Amazon ha svelato il suo primo chip per il calcolo quantistico, chiamato Ocelot, segnando un passo importante nella competizione per costruire computer quantistici più affidabili.
Con questo annuncio, la divisione cloud dell’azienda, Amazon Web Services (AWS), si unisce dunque alla sfida che coinvolge colossi come Google e Microsoft, entrambi protagonisti di recenti progressi nel settore.
Il chip, ha dichiarato l’azienda di Seattle, può abbattere fino al 90% i costi della correzione degli errori quantistici, una delle principali barriere che impediscono al quantum computing di diventare una tecnologia di largo impiego.
“È stato progettato per testare la nostra capacità di eseguire la correzione degli errori quantistici e, una volta che avremo questa base, potremo ampliarla su una scala molto più grande”, ha spiegato Oskar Painter, responsabile dell’hardware quantistico di AWS.
I risultati del lavoro di Amazon sono stati pubblicati su Nature, una delle principali riviste scientifiche.
La corsa ai computer quantistici
L’annuncio di Amazon arriva in un momento di grande fermento nel settore. Solo pochi mesi fa, Google ha presentato Willow, un nuovo chip pensato per migliorare la gestione degli errori quantistici, mentre Microsoft ha dichiarato settimana scorsa di aver ottenuto un risultato rivoluzionario creando un nuovo stato della materia.
Nonostante gli sforzi delle principali aziende tech, la costruzione di un computer quantistico davvero utile rimane una sfida complessa.
I qubit, i mattoni fondamentali del calcolo quantistico, sono estremamente instabili e soggetti a errori dovuti a disturbi ambientali come il calore e le vibrazioni. Per questo, la correzione degli errori è considerata un tassello chiave per il futuro del settore.
Ocelot, però, è ancora un prototipo e non un sistema quantistico completo. La sua funzione principale è testare soluzioni di correzione degli errori, nella speranza di sviluppare un’architettura scalabile.
Amazon, come Google, sta puntando sui circuiti quantistici superconduttori, un approccio che finora si è dimostrato uno dei più promettenti.
Amazon e il quantum computing
Amazon è entrata nel settore del quantum computing circa cinque anni fa, con la creazione di un laboratorio di ricerca presso il California Institute of Technology (Caltech) a Pasadena.
L’idea era di posizionarsi a metà tra il mondo accademico e quello industriale, costruendo un team di esperti distribuito tra Pasadena, San Francisco, Boston e New York. Oggi, il gruppo conta oltre cento persone.
Nel frattempo, il colosso di Seattle ha già lanciato diverse iniziative per promuovere il quantum computing tra le aziende.
Nel 2019, ha presentato Amazon Braket, una piattaforma cloud che permette alle imprese di testare algoritmi quantistici. Più recentemente, ha avviato un programma di consulenza per preparare i clienti all’adozione di questa tecnologia emergente.
Progresso o rivoluzione?
Sebbene Amazon abbia fatto un passo avanti significativo con Ocelot, alcuni esperti invitano alla prudenza.
Secondo Heather West, analista di International Data Corp., l’approccio di Amazon non è del tutto inedito, poiché esistono già qubit superconduttori progettati per essere più resistenti agli errori.
Rimane poi la grande incognita su quando il quantum computing diventerà una realtà commerciale. Secondo Painter, bisognerà aspettare almeno un decennio, anche se altri esperti sono più ottimisti e parlano di pochi anni.
Nel frattempo, Amazon continuerà a lavorare su Ocelot e sulla correzione degli errori quantistici.
“Ci stiamo avvicinando a un punto di svolta in cui queste tecnologie diventeranno realtà”, ha dichiarato Painter. Ma, come sempre nel mondo del quantum computing, il futuro è ancora pieno di incognite.


