C’è una teoria che per anni è stata liquidata come un’esagerazione, un esercizio di paranoia digitale. Si chiama Dead Internet Theory, e sostiene che buona parte della rete non sia più popolata da persone, ma da bot e da contenuti generati automaticamente.
Quando ne avevamo scritto lo scorso settembre nella nostra newsletter, sembrava un tema di nicchia. Oggi, invece, uno dei pionieri della prima Internet, Alexis Ohanian, cofondatore di Reddit, la conferma apertamente: “Gran parte del web è ormai morto”.
Cos’è il Dead Internet
Secondo i sostenitori della teoria, la rete ha smesso di essere un luogo di scambio organico tra esseri umani. È diventata invece un ambiente popolato da algoritmi che interagiscono fra loro, producendo testi, immagini, video e commenti per alimentare un ciclo di contenuti sempre più artificiale.
L’idea nacque nei meandri del web underground ma negli ultimi anni ha trovato eco nei numeri: già nel 2016 oltre la metà del traffico Internet proveniva da bot; oggi quasi il 50% delle interazioni online non ha origine umana.
Nel nostro editoriale scrivevamo che “Internet oggi è già un’arena di algoritmi che parlano tra loro” e che “in futuro il traffico umano sarà sempre meno”.
Non era un paradosso, ma una constatazione. I bot scrivono articoli per altri bot, gli assistenti virtuali rispondono ad altri assistenti, le pagine web sono ottimizzate non per le persone ma per i motori di ricerca e per i modelli generativi.
Quello che un tempo era uno spazio di confronto, si è trasformato in un gigantesco ecosistema di automatismi.
Alexis Ohanian: “ciò che era umano è diventato inumano”
Fatte queste premesse appare più facile comprendere le parole di Alexis Ohanian, pronunciate durante il podcast TBPN. Parlando con i conduttori John Coogan e Jordi Hays, il cofondatore di Reddit ha ammesso di non essere affatto entusiasta dello stato attuale della rete. “Un tempo Internet era un punto di connessione, oggi è diventata disumana”, ha detto.
Ohanian ha descritto un web “bottizzato”, dominato da ciò che definisce “LinkedIn slop”, cioè un flusso costante di post stereotipati e contenuti generati in serie, spesso da intelligenze artificiali. Ha citato esplicitamente la Dead Internet Theory, quella stessa teoria che, per anni, era stata ridicolizzata come fantascienza.
i never took the dead internet theory that seriously but it seems like there are really a lot of LLM-run twitter accounts now
— Sam Altman (@sama) September 3, 2025
A darle un peso in più è arrivato anche Sam Altman, CEO di OpenAI, che qualche settimana fa ha scritto su X: “Non ho mai preso troppo sul serio la teoria di Internet morta ma ora vedo un sacco di account gestiti da modelli linguistici”. Se lo dice lui, che i modelli li costruisce, c’è di che riflettere.
Per Ohanian la soluzione non sta nel tornare indietro, ma nel reinventare il web su basi “verificabilmente umane”: social network fatti di “spettatori vivi e contenuti dal vivo”, spazi in cui esista una “prova di vita”.
A suo giudizio, la prossima generazione di piattaforme nascerà proprio dalle chat di gruppo (su Signal, su Discord, nei messaggi privati), dove la conversazione è reale, diretta, tra persone in carne e ossa.
Quando la distopia diventa realtà
Eppure, anche quelle chat “vive” non sono più immuni. Sempre più utenti usano l’intelligenza artificiale per generare o modificare i propri messaggi.
Ciò che Ohanian chiama “spazi umani” rischiano di diventare a loro volta ambienti intermediati da agenti automatici. È il passo finale di una trasformazione che avevamo già descritto: il web non come rete di persone ma come rete di algoritmi che negoziano tra loro.
Nell’e-commerce, gli algoritmi di dynamic pricing ricalcolano i prezzi al microsecondo, adattandoli al profilo e al comportamento di ciascun utente. Nei servizi di assistenza, gli agenti IA delle aziende rispondono ad altri agenti IA personali, senza che nessuno dei due interlocutori sia umano.
E nei motori di ricerca, la SEO sta lasciando spazio alla GEO, la Generative Engine Optimization: contenuti creati da bot per essere letti da altri bot, in un gioco di specchi che cancella progressivamente l’autenticità.
È un mondo in cui, come scrivevamo, “le macchine parleranno fra loro mentre noi resteremo ai margini”. La differenza, oggi, è che a riconoscerlo non è più un forum di visionari ma uno dei padri fondatori dell’Internet moderna.
Internet: non morta ma automatizzata
La rete che conoscevamo non è scomparsa da un giorno all’altro. Si è spenta lentamente, sostituita da un flusso continuo di interazioni automatiche che simulano la presenza umana. È una morte silenziosa, fatta di clic automatici, di commenti generati, di contenuti che nascono e muoiono senza che nessuno li legga davvero.
Ohanian non parla da nostalgico: parla da osservatore di un fenomeno ormai compiuto. E ci ricorda che la sopravvivenza di Internet, come spazio umano, dipenderà dalla capacità di reintrodurre autenticità nelle relazioni digitali.
Per farlo, però, bisognerà prima riconoscere la realtà che abbiamo di fronte: una rete dove il traffico umano è minoranza e la comunicazione è diventata una lingua che le macchine parlano fra loro.
Quello che un tempo era un incubo cospirazionista è ormai una cronaca. E il suono del web, domani, potrebbe essere un brusio di bot che si rispondono a vicenda.
Fonte: Business Insider


