L’asse tecnologico che gli Stati Uniti stanno stringendo con gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita ha una duplice valenza.
Da un lato serve a intercettare i miliardi che gli arabi vogliono investire nell’intelligenza artificiale, da loro considerata il nuovo oro nero. Dall’altro, presidiando l’area, gli americani tengono lontani i cinesi, ormai eletti ad avversari (ma sarebbe meglio dire nemici) tecnologici, oltre che politici. È in quest’ottica che va letta la news di oggi che vuole il fondo saudita Alat dichiarare pubblicamente che si disimpegnerà dalla Cina, qualora gli USA lo chiedessero.
Alat è una società d’investimento sostenuta dal Public Investment Fund dell’Arabia Saudita, dotata di un capitale di 100 miliardi di dollari. Si occupa principalmente di investimenti nel settore della tecnologia, con un focus specifico sui semiconduttori e sull’intelligenza artificiale.
È guidata dall’amministratore delegato Amit Midha e gioca un ruolo significativo nei piani di sviluppo tecnologico dell’Arabia Saudita, che mira a posizionare il paese come leader regionale nella produzione di tecnologie avanzate.
La dichiarazione d’intenti di Alat è dunque di quelle forti. Sia perché i cinesi hanno una voglia matta di tenere il passo degli USA in ambito tecnologico (leggasi: sono molto propensi a investire), sia perché questa affermazione sottolinea il forte legame con gli Stati Uniti, considerati il principale partner commerciale e strategico del fondo.
Ma c’è da capirlo, Amit Midha. Entro fine giugno prevede di annunciare due nuove partnership proprio con aziende tecnologiche americane. Ed è inutile girarci attorno: oggi come oggi, se si parla di intelligenza artificiale, sono gli Stati Uniti a dettare il passo. “Se diventasse necessario, ci disimpegneremo”, ha dunque affermato dunque l’amministratore delegato di Alat, che ha precisato in un’intervista che se le relazioni con la Cina dovessero in qualche modo pregiudicare i rapporti con gli Stati Uniti, il fondo è pronto a ritirarsi.
Le autorità americane d’altronde hanno esplicitamente chiesto ai loro omologhi sauditi di optare per la tecnologia americana nella costruzione dell’industria dei semiconduttori, a dimostrazione della serietà con cui Washington persegue la battaglia tecnologica con Pechino. Un aspetto questo che, ovviamente, viene fatto ricadere sotto l’ampio ombrello delle questioni di sicurezza nazionale.
Midha ha sottolineato l’importanza di costruire relazioni di fiducia con partner americani, riconoscendo gli Stati Uniti come il mercato di riferimento per l’intelligenza artificiale e la produzione di semiconduttori. “Cerchiamo partnership sicure e affidabili negli USA”, ha dichiarato durante la Milken Institute Global Conference in California.
Washington, lo scrivevamo in apertura, teme che Riyadh e altri centri regionali possano facilitare l’accesso di Pechino a tecnologie avanzate altrimenti inaccessibili. E l’ambizione dell’Arabia Saudita di posizionarsi come leader regionale nel campo delle tecnologie avanzate, emerge in un momento di crescente attenzione da parte degli USA sui legami del Medio Oriente con la Cina.
Non a caso, gli Stati Uniti hanno chiesto a G42, una società di intelligenza artificiale con base ad Abu Dhabi di cui abbiamo scritto in questa news, di staccarsi dalle tecnologie cinesi in cambio di un accesso continuativo ai sistemi americani per l’intelligenza artificiale. E preparando il terreno a un massiccio investimento di Microsoft da 1,5 miliardi di dollari.


