L’AI Pin di Humane è un dispositivo indossabile, progettato per offrire funzionalità avanzate di intelligenza artificiale in un formato compatto e portatile. Si tratta di un piccolo gadget che può essere attaccato ai vestiti, come una spilla, e promette di fornire un’esperienza di computing ambientale e contestuale. Questo significa che il dispositivo dovrebbe essere in grado di comprendere e rispondere alle esigenze dell’utente in tempo reale, adattandosi al contesto in cui si trova.
L’AI Pin è dotato di una serie di sensori e di una fotocamera, e utilizza algoritmi di intelligenza artificiale per interpretare l’ambiente circostante e interagire con l’utente attraverso comandi vocali e altre modalità di input. L’idea alla base del dispositivo è quella di offrire un assistente personale sempre presente, capace di assistere l’utente in diverse attività quotidiane senza dover ricorrere a uno smartphone o ad altri dispositivi più ingombranti.
Tra le funzionalità promesse dall’AI Pin ci sono il riconoscimento vocale avanzato, la possibilità di rispondere a domande, la gestione delle notifiche, e il controllo di altri dispositivi smart presenti nell’ambiente dell’utente. Tuttavia, nonostante queste promesse, il prodotto è stato criticato per non riuscire a mantenere le aspettative, con molti utenti e recensori che hanno lamentato problemi di funzionamento e un’esperienza utente deludente. Marques Brownlee lo ha definito “il peggior prodotto che abbia mai recensito”.
L’AI Pin di Humane ha dunque affrontato significative sfide di mercato nei mesi successivi al suo lancio. E ora, grazie a The Verge, emergono i primi dati. Tra maggio e agosto, il numero di dispositivi restituiti ha superato quello delle nuove vendite, col risultato che a giugno solo circa 8.000 unità erano rimaste nelle mani dei clienti, numero che è ulteriormente diminuito a circa 7.000 unità ad oggi.
Le vendite complessive dell’AI Pin e dei relativi accessori hanno generato poco più di 9 milioni di dollari. Tuttavia, questi numeri sono stati notevolmente erosi da circa 1.000 ordini annullati prima della spedizione e da oltre 1 milione di dollari in prodotti restituiti. In totale, Humane è riuscita a spedire circa 10.000 Pin e accessori, una cifra ben lontana dall’obiettivo ambizioso di 100.000 unità nel primo anno.
Humane sta ora affrontando diverse sfide operative. Tra queste la più rilevante è una limitazione tecnica di T-Mobile che impedisce all’azienda di riassegnare i Pin restituiti a nuovi utenti, trasformando ogni reso in rifiuto elettronico e in una perdita finanziaria diretta. L’azienda sta cercando di stabilizzare le proprie operazioni e mantenere la fiducia dei dipendenti e dei potenziali acquirenti in questo difficile contesto.
Nonostante abbia raccolto oltre 200 milioni di dollari da importanti figure della Silicon Valley, quali il CEO di OpenAI, Sam Altman, e il CEO di Salesforce, Marc Benioff, Humane si trova ora in una posizione precaria. L’azienda sta esplorando varie opzioni finanziarie, tra cui la possibilità di essere acquisita da HP e la negoziazione con gli investitori per raccogliere debiti convertibili.
Internamente, Humane ha subito cambiamenti importanti nella leadership, con diverse figure chiave che hanno lasciato l’azienda negli ultimi mesi. Questi cambiamenti, uniti a un piccolo round di licenziamenti prima del lancio del prodotto (il 4% della forza lavoro), evidenziano le sfide organizzative che l’azienda sta affrontando.
Nonostante le difficoltà, i fondatori di Humane mantengono un atteggiamento ottimista, definendo il lancio come un “punto di partenza” e sottolineando che nessun prodotto di prima generazione è perfetto. L’azienda continua a rilasciare aggiornamenti software in risposta ai feedback degli utenti, sperando di migliorare l’esperienza del prodotto e invertire la tendenza negativa delle vendite.
Ma quanto appena riportato, unitamente ai deludenti risultati del Rabbit R1, fa capire che l’IA indossabile è ancora lontana dal divenire la nostra quotidianità.


