Entro la fine dell’anno, milioni di dipendenti pubblici in Francia dovranno abbandonare Zoom e Microsoft Teams. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha inviato una lettera ai ministeri ordinando la migrazione verso Visio, una piattaforma di videoconferenza sviluppata internamente dall’amministrazione.
Le parole usate non lasciano margini di interpretazione: “Per garantire la sicurezza, la riservatezza e la resilienza delle comunicazioni elettroniche pubbliche, è imperativo implementare una soluzione unificata, controllata dallo Stato, basata su tecnologie sovrane”.
Non è una mossa isolata. Lo stesso giorno, il governo ha bloccato la vendita del business di antenne terrestri di Eutelsat al fondo di private equity EQT, invocando la natura strategica dell’operatore satellitare, un rivale diretto di Starlink, il servizio internet di Elon Musk.
Due decisioni in 48 ore che rivelano un’accelerazione: la sovranità tecnologica non è più un tema da convegni, ma una priorità operativa.
La Francia e il catalizzatore Trump
A spingere l’Europa fuori dall’inerzia è stata la politica estera dell’amministrazione Trump. Le minacce di annettere la Groenlandia hanno materializzato uno scenario che fino a poco tempo fa sembrava remoto: una guerra commerciale in cui la dipendenza dalla Silicon Valley si trasforma in vulnerabilità strategica.
Pochi giorni prima dell’ordine di Lecornu, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che invita gli Stati membri a “rafforzare la sovranità tecnologica facilitando l’approvvigionamento di prodotti e servizi digitali europei”.
Il documento fotografa una dipendenza strutturale: oltre l’80% dei servizi e delle infrastrutture digitali dell’Unione proviene da paesi extra-UE, in larghissima parte dagli Stati Uniti.
Francesca Musiani, direttrice di ricerca al CNRS, il Centro nazionale francese per la ricerca scientifica, ha inquadrato il cambio di paradigma: “Ciò che è cambiato non è la natura del problema ma la probabilità che possa materializzarsi all’improvviso: sanzioni extraterritoriali, restrizioni all’accesso, ricatti normativi. Il disaccoppiamento non è più un’ipotesi teorica, è diventato uno scenario di gestione del rischio”.
Una storia di fallimenti annunciati
Il problema è che l’Europa ci ha già provato, e ha fallito. Nel 2008, Francia e Germania investirono centinaia di milioni di euro in Quaero, un motore di ricerca presentato come alternativa sovrana a Google e Yahoo. Cinque anni dopo, il progetto fu chiuso. Oggi Google controlla ancora circa il 90% del mercato europeo della ricerca online.
Poi venne il “cloud sovrano”: Parigi finanziò due progetti concorrenti guidati da Orange e SFR, con l’obiettivo di garantire che i dati dei cittadini francesi restassero in Europa, al riparo dalle leggi americane. L’adozione fu minima perché i servizi non erano competitivi, e il governo finì per concentrarsi sulla regolamentazione dei provider stranieri invece che sulla costruzione di alternative.
Il pattern è sempre lo stesso: annunci ambiziosi, investimenti pubblici, prodotti che nessuno vuole usare. Le aziende europee, secondo IDC, hanno speso nel 2024 circa l’80% dei loro 25 miliardi di dollari di investimenti in infrastrutture cloud presso i cinque principali provider americani.
La comodità e la qualità dei servizi statunitensi continuano a prevalere sulla retorica della sovranità.
Clonare o innovare?
Non tutti sono convinti che la strada giusta sia replicare i prodotti americani. Saul Klein, investitore tech londinese, è stato tranchant: “Non vedo il senso di uno Zoom francese. È improbabile che qualsiasi Stato sovrano riesca a fare qualcosa da solo che possa competere tecnologicamente contro un’alternativa americana o cinese. Bisogna combattere le battaglie del futuro, non quelle del passato”.
Klein cita come modello virtuoso l’investimento da 1,3 miliardi di euro di ASML, il colosso olandese delle apparecchiature per semiconduttori, in Mistral, la startup parigina di intelligenza artificiale vista come uno dei pochi baluardi europei contro il dominio sino-americano nell’IA.
David Amiel, sottosegretario francese per la funzione pubblica, riconosce la tensione: “Dobbiamo svezzarci dalla dipendenza da strumenti non europei. Ma devono essere all’altezza dei migliori standard di qualità, altrimenti falliranno”. È la quadratura del cerchio che l’Europa non è ancora riuscita a trovare.
Visio, Tchap e la resistenza degli utenti
Il progetto Visio ha ambizioni che vanno oltre le videochiamate: l’obiettivo di lungo termine è costruire una suite di strumenti per il settore pubblico che possa sostituire Microsoft Office e Google Suite.
L’anno scorso è stata lanciata Tchap, un’app di messaggistica sicura interna che oggi conta circa 300.000 utenti e punta a rimpiazzare WhatsApp e Signal. Alcune applicazioni, ha spiegato Amiel, saranno sviluppate in partnership con aziende tech europee.
Ma la transizione non sarà indolore. Un funzionario militare ha sintetizzato l’approccio pragmatico: “Se vogliamo diventare più indipendenti, dobbiamo farlo anche se all’inizio non è comodo”.
Un altro dipendente pubblico, però, ha offerto una prospettiva meno eroica: “Odio Tchap e ho già abbastanza app da controllare”. È in questa forbice, tra la necessità strategica e la resistenza quotidiana, che si giocherà il futuro della sovranità digitale europea.
Fonte: Financial Times


