“Nella comunità occidentale non c’è stata ancora una risposta ai modelli open-weight cinesi. La nostra produzione sta colmando quel vuoto”. Con queste parole Eric Xing, presidente della Mohamed bin Zayed University of Artificial Intelligence (MBZUAI), ha presentato K2 Think, il nuovo modello di intelligenza artificiale sviluppato dall’università di Abu Dhabi.
Il sistema, presentato ieri insieme alla documentazione completa di dati, algoritmi e codice sorgente, rappresenta l’ultimo tassello della strategia emiratina per posizionarsi come terzo polo globale nell’IA, alternativo sia agli Stati Uniti che alla Cina.
Recenti ricerche hanno confermato che gruppi cinesi come DeepSeek e Alibaba hanno superato per la prima volta i rivali americani nel mercato globale dei modelli aperti. Nel frattempo, colossi della Silicon Valley come Meta si sono progressivamente ritirati dalla pubblicazione aperta della ricerca dietro i propri sistemi.
Gli Emirati si inseriscono allora in questo vuoto con un’offerta che punta sulla trasparenza come valore strategico: “Vogliamo fornire opzioni sicure e affidabili per le startup e altri ricercatori”, ha aggiunto Xing.
Perché la trasparenza è un’arma
La scelta di rilasciare K2 Think come modello completamente aperto non è solo una questione tecnica. I modelli open-weight permettono a chiunque di esaminare, modificare e riutilizzare il sistema, a differenza dei modelli proprietari di OpenAI, Google o Anthropic, che rimangono scatole nere.
“C’è un fattore di rischio non trascurabile nell’utilizzare modelli di cui non si sa come sono stati prodotti”, ha spiegato Xing, alludendo ai potenziali bias nascosti, alle vulnerabilità di sicurezza e alla dipendenza strategica che derivano dall’affidarsi a tecnologie opache.
La MBZUAI ha pubblicato non solo i pesi del modello ma anche i dati di addestramento e la “ricetta” completa del processo. “K2 Think è fatto in casa dall’inizio alla fine”, ha sottolineato il presidente. “Poiché pubblichiamo i dati e la ricetta di addestramento, non c’è nulla che possiamo nascondere”.
È un messaggio rivolto tanto ai ricercatori quanto ai governi: mentre molti paesi dipendono da USA e Cina per una tecnologia che potrebbe trasformare i servizi pubblici e rivoluzionare le loro economie, gli Emirati offrono un’alternativa verificabile.
La doppia strategia di Abu Dhabi
Gli EAU non si limitano a sviluppare modelli propri. Abu Dhabi sta investendo massicciamente in infrastrutture IA, inclusa la partecipazione al progetto Stargate guidato da OpenAI attraverso il fondo sovrano MGX, che ha stretto partnership con Microsoft, Silver Lake e BlackRock.
Eppure, come abbiamo raccontato ieri, quel megaprogetto da 500 miliardi di dollari continua a perdere pezzi: SoftBank ha interrotto le trattative per acquisire Switch, l’operatore di data center che avrebbe dovuto fornire l’infrastruttura fisica.
La capacità degli Emirati di costruire sistemi competitivi utilizzando risorse sviluppate internamente, pur appoggiandosi a servizi cloud americani, configura una forma di arbitraggio tecnologico. Abu Dhabi può permettersi di essere contemporaneamente cliente e competitor, partner infrastrutturale e sviluppatore autonomo.
K2 Think è stato addestrato con meno di 2.000 chip H200 di Nvidia, per una frazione del costo sostenuto da OpenAI, Google o Anthropic per i loro modelli più avanzati.
Dove K2 Think eccelle (e dove il primato è relativo)
Secondo Artificial Analysis, società indipendente che ha testato il modello prima del lancio pubblico, K2 Think performa a livelli comparabili con i modelli aperti equivalenti di Nvidia, OpenAI e Alibaba.
“È il modello più intelligente a questo livello di apertura e contribuisce allo status degli Emirati Arabi Uniti come contendente emergente nella corsa all’IA”, ha dichiarato Micah Hill-Smith, co-fondatore e CEO della società.
Il sistema ha ottenuto risultati particolarmente buoni nella riduzione delle “allucinazioni”, gli errori che rendono l’IA inaffidabile per molte applicazioni critiche, e ha raggiunto la leadership nell’indice di trasparenza.
Non mancano però le cautele. Jasper Dekoninck, dottorando all’ETH di Zurigo che aveva criticato la versione precedente di K2 per aver esagerato le proprie capacità, ha riconosciuto i miglioramenti ma ha osservato che l’affermazione di essere il “miglior modello completamente open-source” è una pietra miliare meno significativa di quanto sembri: pochissimi altri modelli soddisfano gli stessi criteri di trasparenza, il che rende la competizione piuttosto ristretta.
Se la Cina sfida… la Cina
C’è una certa ironia in questa sfida emiratina ai modelli cinesi. Eric Xing, l’uomo che guida la MBZUAI e dichiara di voler “rispondere” a DeepSeek e Alibaba, è un accademico americano di origine cinese, formatosi alla Tsinghua University di Pechino prima di costruire la sua carriera a Carnegie Mellon.
La globalizzazione dei talenti nell’intelligenza artificiale crea dunque cortocircuiti che complicano la narrativa dei blocchi contrapposti.
“Gli EAU stanno investendo molte risorse e continuano a performare al di sopra delle loro dimensioni”, ha osservato Keegan McBride del Tony Blair Institute. “Quello che stiamo vedendo è un paese che ha preso l’IA seriamente per molto tempo e sta raccogliendo i frutti ora”.
Mentre l’Europa rimane dipendente dalle tecnologie altrui, un piccolo stato del Golfo dimostra che la sovranità tecnologica non è solo questione di dimensioni o di storia industriale, ma di volontà politica e investimenti mirati.
Fonte: Financial Times


